Meditando la Parola: Non abbiate paura
Il commento al Vangelo di domenica 21 giugno Mt (10,26-33) a cura di Francesco Icardi
Nel fluire della vita quotidiana è facile accorgersi quanto numerose siano le difficoltà, i mali che l’uomo vive su questa terra, la quale sembra porci davanti continue tentazioni e vili vie di fuga dai problemi. Gesù non ci invita a cedere ad un bieco ottimismo: ognuno di noi prima o poi entra a contatto con la sofferenza; ma a riconoscere, accettare e superare le difficoltà. Di fronte al dolore Cristo non ci esorta a “schivarlo” ma ci dice con tono paterno: “non abbiate paura!”. Lo stesso Gesù per salvare l’umanità e risorgere dai morti ha dovuto affrontare la morte stessa in mezzo a dolori atroci e persino lo stesso Figlio di Dio sulla croce si è sentito dimenticato dal Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ma alla fine è riuscito a vincere il male e ha portare la salvezza al mondo intero.
Dunque, anche nei momenti di aridità spirituale, quando durante la preghiera non sentiamo niente se non un senso di abbandono, ricordiamoci che c’è qualcuno per volontà del quale ogni essere vive o muore, che sa persino “il numero di tutti i nostri capelli” e che conosce ogni angolo del nostro cuore (“Signore, tu mi scruti e mi conosci”). Anche se noi alcune volte non Lo sentiamo, Lui c’è sempre e non ha mai smesso di amarci. Dio infatti non si limita a consolare i suoi figli mentre subiscono passivamente gli eventi, ma li chiama all’azione, dopo avergli permesso di riconoscere Cristo, che ci ama con un amore infinitamente grande come unico salvatore. Dunque lasciamoci veramente plasmare dall’amore divino, offriamo a Lui il nostro cuore e adempiamo al piano che Dio ha preparato per noi confidando nel Padre, nostra unica speranza.