Trebbiatura nell’Astigiano: raccolto promosso ma i conti non tornano
La trebbiatura 2026 si è conclusa con circa due settimane di anticipo rispetto alla media degli ultimi anni. Un dato che fotografa gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico sull’agricoltura astigiana e che fa da sfondo a un’annata positiva sotto il profilo produttivo, ma ancora molto difficile sul piano economico. È il bilancio tracciato da Atima Asti, l’Associazione Trebbiatori e Imprese Meccanizzate Agricole, che rappresenta le imprese agromeccaniche astigiane impegnate ogni giorno al fianco delle aziende agricole del territorio.
Un bilancio tra qualità e mercati fermi
“Sicuramente è stata un’annata di buona qualità, con rese mediamente elevate – spiega Gianluca Ravizza, direttore di Atima Asti e vicepresidente nazionale di Cai Agromec -. Le alte temperature registrate durante la formazione e maturazione della granella hanno in alcuni casi ridotto il riempimento della spiga, ma il risultato complessivo resta positivo“.
A preoccupare resta però il mercato.”I prezzi dei cereali sono sostanzialmente fermi a quelli di quindici o vent’anni fa, mentre i costi continuano a crescere. Questo significa margini sempre più ridotti per le aziende agricole e minori prospettive di investimento per tutto il comparto“.
Per il presidente di Atima Asti, Tiziano Sardo, è fondamentale continuare a sostenere il settore: “Le imprese agromeccaniche rappresentano un anello essenziale della filiera agricola. Il nostro compito è affiancare gli agricoltori con servizi sempre più qualificati, tecnologie moderne e professionalità capaci di affrontare le nuove sfide che il clima e il mercato ci impongono“.
Il clima riscrive il calendario
Il cambiamento climatico non rappresenta più un’ipotesi futura, ma una realtà con cui imprese e agricoltori devono confrontarsi ogni giorno.
“Quest’anno la trebbiatura è iniziata e si è conclusa con circa quindici giorni di anticipo rispetto al passato – osserva Ravizza -. Fino a pochi anni fa le operazioni terminavano alla fine di luglio; oggi le finestre di raccolta sono sempre più anticipate e concentrate“.
Le conseguenze sono ancora più evidenti sulle colture primaverili-estive. “Grano e orzo riescono generalmente a completare il loro ciclo prima delle ondate di calore più intense – dice il presidente Sardo -. Il mais, invece, ha sofferto molto. In gran parte della provincia di Asti viene coltivato senza irrigazione; numerosi appezzamenti hanno mostrato chiari sintomi di stress idrico, con la conseguenza di una parziale compromissione del raccolto. Se questa tendenza proseguirà, sarà inevitabile ripensare colture, tecniche agronomiche e modelli produttivi“.
Il nodo del caro gasolio
Tra le criticità dell’annata pesa anche il forte aumento dei costi energetici. Per trebbiare un ettaro di grano servono mediamente 35 litri di gasolio, e l’incremento del prezzo del carburante ha inciso sensibilmente sui costi delle imprese agromeccaniche.
“Il tema è spinoso – denuncia Ravizza -. Il Governo ha messo in campo sgravi per il carburante agricolo, ma paradossalmente i contoterzisti ne sono stati esclusi. È una visione miope: se si penalizza l’agromeccanico, l’aumento si ripercuote inevitabilmente sull’agricoltore che si affida ai nostri servizi. Come Cai Agromec abbiamo evidenziato in sede nazionale questa distorsione che penalizza chi sceglie l’efficienza“.
Tecnologia e precisione: il valore del contoterzista
L’agricoltura moderna richiede investimenti sempre più importanti e competenze altamente specializzate. “Oggi conviene affidarsi alle imprese agromeccaniche – afferma Ravizza -. L’agricoltore ha la certezza dei costi, evita di sostenere investimenti molto elevati in macchinari e può contare su personale qualificato, sempre più difficile da reperire». L’innovazione passa soprattutto dall’agricoltura di precisione: «Non parliamo solo di grandi macchine, ma di intelligenza applicata – continua Ravizza -. Attraverso mappe satellitari, droni e sistemi di distribuzione a rateo variabile, possiamo utilizzare fertilizzanti e altri prodotti solo dove servono realmente. Significa ridurre gli sprechi, contenere i costi e diminuire l’impatto ambientale. Oggi la sostenibilità passa anche attraverso la tecnologia“.
Per il presidente Sardo, il ruolo degli agromeccanici è destinato a diventare sempre più centrale: “Le imprese agromeccaniche sono oggi partner strategici dell’agricoltura. Accompagnano gli imprenditori agricoli nell’innovazione, mettono a disposizione tecnologie che non sarebbero sostenibili per le singole aziende e contribuiscono a rendere il settore più efficiente, competitivo e sostenibile“.
È cambiato anche il volto sociale del lavoro
Se la tecnologia ha cambiato il lavoro, si è modificato anche il valore sociale della trebbiatura.
“I nostri soci più anziani raccontano che negli anni Cinquanta e Sessanta l’arrivo della trebbiatrice era una festa, con la banda del paese ad accogliere i macchinari “testa calda” con il loro equipaggio – racconta Sardo -. Oggi la trebbiatura è una fase altamente tecnica del ciclo produttivo: bisogna intervenire in finestre temporali sempre più strette, con macchinari sofisticati e tempi di lavoro serrati. È cambiata l’agricoltura, ma non la passione e la professionalità con cui i nostri operatori affrontano ogni stagione“.
Lo sguardo è già rivolto alla vendemmia
Archiviata la raccolta dei cereali, l’attenzione si sposta ora sui vigneti. “In primavera sembrava profilarsi una vendemmia con un anticipo record – conclude Ravizza -. Le elevate temperature delle ultime settimane hanno rallentato leggermente la maturazione dell’uva, ma ci aspettiamo comunque una raccolta precoce. Sarà un’altra stagione da affrontare con grande attenzione, monitorando quotidianamente l’evoluzione climatica“.
Per il presidente Sardo il messaggio è chiaro: “Una parte dell’agricoltura astigiana ha dimostrato ancora una volta di sapersi adattare alle difficoltà, altri però devono ancora completare questa trasformazione che clima e congiuntura economica impongono. Atima continuerà a investire in innovazione, formazione e assistenza tecnica, perché il futuro dell’agricoltura passa anche dalla professionalità dei nostri soci e dalla capacità di affrontare insieme le sfide“.