La Regione affossa i “trifulau”, nonostante i ripetuti richiami alla valorizzazione del territorio? E’ un dubbio che agita le associazioni dei trifulau piemontesi che si sono trovate calato dall’alto un nuovo calendario per la raccolta del 2011, senza neanche essere interpellate.
Solo pochi mesi fa proprio il governo regionale e la Provincia hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento associativo per acquisire il diritto al dialogo con l’ente che raggruppa i cercatori di tartufi. Nei giorni scorsi palazzo Lascaris ha diffuso il calendario per la prossima stagione tartufigena, che ha gettato nello sconcerto i cercatori astigiani.
In base alle nuove date, la raccolta dello scorzone, il tartufo estivo, comincerà a luglio, un mese più tardi rispetto alla tradizionale data di apertura. A settembre poi ci sarà un mese intero di stop. “Se consideriamo che ad agosto si raccolgono le nocciole e in quel periodo i tartufai non sono ben visti nei noccioleti – afferma Paolo Carretto, vicepresidente dei “trifolau” astigiani – avremo tre mesi in meno da dedicare al nero estivo, proprio nel periodo in cui la raccolta è consigliata“.
La raccolta del tuber magnatum pico (il tartufo bianco, la qualità più pregiata) comincerà il primo ottobre “anche se qualche solone avrebbe voluto addirittura cominciare a metà mese“, continua polemico Carretto.
“Magari il calendario precedente non era perfetto, ma almeno era il frutto ragionato di una mediazione degli interessi di chi ha la passione per il cane, di chi con i tartufi ci lavora, di chi con il mondo dei tartufi ci passa il tempo. – ci spiega l’appassionato vicepresidente – Le nuove date penalizzeranno non solo i cercatori, ma anche gli estimatori del tartufo nero. A settembre i commercianti si troveranno costretti a comprare il prodotto da altre regioni per poterlo servire nei ristoranti e non è una bella pubblicità per il marchio Piemonte”.
Tra le giustificazioni addotte dalla Regione alla variazioni del calendario, c’è anche la tutela dei consumatori. “Ma la tutela del consumatore si fa al mercato e al ristorante, già la legge quadro nazionale impone che i tartufi siano ammessi alla vendita ben maturi, sani e liberi da impurità. E’ sufficiente fare i controlli“, ribatte Carretto.
Un’altra sorpresa arriva dai regolamenti. In base a una legge regionale promossa anche dall’associazione dei cercatori di tartufi è previsto un indennizzo ai proprietari di piante produttrici che si impegnano a mantenerle a disposizione della libera ricerca. Questo per garantire la conservazione delle essenze tartufatene e la continuità della produzione.
Secondo gli ultimi dati, nel 2008 la Regione ha erogato indennizzi per circa 30.000 piante. Le risorse sono state reperite tra i quasi 5.000 “trifulau” piemontesi che hanno pagato (e pagano tuttora) una tassa di concessione governativa di 140 euro. Negli ultimi anni il contributo riconosciuto è stato di circa dieci euro per esemplare. Dai numeri si capisce che l’autofinanziamento dei raccoglitori, oltre al pagamento del contributo, ha permesso di sopperire anche alle esigenze finanziarie legate al mondo del tartufo (manifestazioni, eventi, ricerche agrarie di settore).
Ora, un nuovo regolamento attuativo introdotto dalla giunta Cota ha sospeso un meccanismo semplice e consolidato, introducendo una procedura farraginosa per la richiesta degli indennizzi, oltre a penalizzare in termini economici i proprietari dei fondi agricoli. Il contributo per il 2010 è stato ridotto a ben 4,65 euro per esemplare e “ci è già stato comunicato che per il 2011 non ci sono fondi!”, ci dice allarmato Carretto, “la Regione pretende di conservare il patrimonio tartufigeno incassando le concessioni governative dai “trifulau”, imponendo incombenze burocratiche (piano colturale quinquennale, conferma annuale del piano), obbligando ad effettuare opere colturali soggette a controlli a campione, distribuendo un indennizzo praticamente inesistente. Molti proprietari di fondi ci hanno già comunicato di non avere più intenzione di presentare nessuna richiesta che, con queste modalità, risulta sicuramente antieconomica“.
I cercatori temono che, senza questo modesto incentivo a costo zero per la Regione, molte piante vengano abbattute, oltre a non aver più certezze sulla destinazione dei soldi dei tesserini.
“L’amara considerazione – conclude sconsolato Carretto – è che il patrimonio tartufigeno che tanto giova al nostro territorio sarà d’ora in poi affidato alla buona volontà dei singoli“.
Massimiliano Bianco
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