Un folto pubblico ha partecipato, ieri sera, giovedì, alla conferenza “Isacco Artom segretario di Cavour: la borghesia piemontese e l’alba dell’Italia unita”, tenutasi nell’ex Sala Consiliare del Municipio e organizzata dalla Fondazione Bruno Ferraris ex Democratici di Sinistra. Nel suo saluto Antonio Fassone, presidente della Fondazione, ha ricordato l’astigiano Bruno Ferraris, protagonista di tante battaglie civili e politiche oltre che assessore all’Agricoltura della Regione, un uomo che, come Isacco Artom, “seppe fare della politica un momento di coesione e condivisione”.
Fabrizio Brignolo, altro volto della Fondazione, ha quindi introdotto gli ospiti, a partire dalla professoressa Maria Luisa Giribaldi, che ha tratteggiato la biografia di Isacco Artom. Nato in una casa della contrada di San Bernardino (nell’attuale spiazzo antistante la Sinagoga) e successivamente trasferitosi nell’attuale via Aliberti, Isacco Artom studiò prima a Vercelli poi a Milano e, dopo la promulgazione dello Statuto Albertino, si laureò in giurisprudenza a Torino. Con un bagaglio culturale moderno (conosceva bene il tedesco, il francese ma anche la letteratura italiana) entrò al Ministero degli Esteri. Amico di Costantino Nigra, grazie a quest’ultimo conobbe Cavour, che lo volle come suo segretario e gli affidò missioni diplomatiche molto importanti che lo portarono a più volte a Vienna, metà dell’Ottocento uno dei centri politici e culturali più importanti d’Europa. “Artom – ha sottolineato la relatrice – fu il primo diplomatico di dimensione europea che lo Stato sabaudo ebbe. Dopo l’Unità, si occupò della Questione romana, operando nella convinzione che la libertà di religione fosse di grande rilievo e che il papa “avrebbe avuto maggior gloria se avesse rinunciato al suo potere temporale”. Con l’avvento al potere della Sinistra, nel 1876, Artom diede le dimissioni e venne successivamente nominato senatore del Regno, il primo ebreo italiano a sedere nel giovane parlamento italiano. Alla sua morte (il 24 gennaio 1900) un giornalista della Neue Freie Presse di Vienna lo ricordò come un “ometto di Asti dall’intelletto fino e dal grande coraggio morale”.
L’avvocato Alessandro Artom, pronipote del Senatore e figlio di Giorgio Artom, ha invece ricordato quanto dal padre scritto ne “I giorni del mondo”.
Specializzatosi in Diritto Pubblico, Isacco completò la sua formazione a Gottinga, dove ebbe modo di avvicinarsi alla filosofia di Hegel. Fautore di un tipo di politica nuova, che proiettasse il Piemonte in una dimensione europea, Isacco Artom fu colui che nella Conferenza di Vienna del 1866 chiese e ottenne la restituzione della Corona ferrea (usata prima per l’incoronazione dei Re del Sacro Romano Impero e poi per re sovrani, usata anche per l’incoronazione di Napoleone e oggi custodita nel duomo di Monza). Egli ebbe il compito di riportarla in Italia: la mise nella sua cappelliera e ripartì. Si fermò a dormire a Venezia dove, all’Hotel Luna, una targa ricorda ancora oggi il passaggio della preziosa reliquia, che si dice realizzata con i chiodi della croce di Gesù. L’episodio, secondo Alessandro Artom, inquadra bene la personalità del diplomatico astigiano, “determinato e aperto al’’internazionalità, fautore convinto che l’unità italiana si potesse ottenere soprattutto grazie ad una solida politica estera.”
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