“L’Italia è uscita dal nucleare con il referendum del 1987. Dopo 25 anni c’è voluto un nuovo referendum, e un nuovo disastro nucleare, per bloccare le ringalluzite ambizioni nucleariste. Nonostante sia trascorso un quarto di secolo non abbiamo ancora risolto il problema delle scorie. Il Governo Berlusconi aveva dato mandato al generale Jean perché individuasse il sito nazionale di stoccaggio. Il generale aveva studiato le mosse dei soli soggetti che nel nostro paese si siano mai occupati di smaltimento di rifiuti radioattivi: ‘ndrangheta e camorra, e aveva pensato bene di smaltirli nelle stesse aree in cui verosimilmente avevano smaltito i soggetti di cui sopra, ovvero nel meridione d’Italia che era già abituato da decenni ad inglobare tutte le schifezze prodotte al Nord (a partire dai veleni dell’Acna di Cengio ). Gli è andata male e allora hanno pensato di fare un accordo con una ditta francese che alla modica cifra di 250 milioni di euro tratta le nostre barre radioattive, recuperando sembra solo il 2% del materiale radioattivo, e ce le restituisce, sempre radioattive, in attesa di futura collocazione. Primo interrogativo radioattivo: A cosa serve il trattamento se le barre continuano ad essere radioattive? Secondo interrogativo radioattivo: perché spendiamo 250 milioni di euro per avere indietro del materiale che comunque presenta gli stessi problemi di smaltimento? Terzo interrogativo radioattivo: questi 250 milioni di euro erano contabilizzati nei costi di produzione dell’energia elettrica da nucleare che volevano propinarci come la fonte più sicura ed economica? Il trasporto delle scorie da Saluggia alla Francia, attraverso la Val di Susa, anziché passare da Chivasso e Torino per arrivare a Bardonecchia dopo circa 120 Km passa da Vercelli – Alessandria – Asti – Torino e arriva a Bardonecchia dopo circa 270 Km. Quarto interrogativo radioattivo: perché si sceglie un percorso che attraversa molte più città e stazioni ed è lungo più del doppio? Le scorie si recuperano meglio sottoponendole ad uno shackeraggio prolungato? Nonostante la legge preveda l’informazione della popolazione sul tragitto interessato dal trasporto, le prefetture e i Sindaci si ostinano a non fornire alcuna informazione, ritenendo di doversi attivare solo in caso di accidentale o procurata fuga radioattiva. Quinto interrogativo radioattivo: non ci si rende conto di cadere nel classico “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”? Sesto interrogativo radioattivo: se a scappare dalla stalla anziché i buoi sono i cinghiali al Cesio 137 si può parlare comunque di “fuga radioattiva”? Settimo interrogativo radioattivo: premesso tutto quanto sopra riportato e che quindi fareste meglio a piantarla lì, se proprio volete continuare a trasportare avanti e indietro scorie nucleari non potreste concentrare il trasporto in pochi treni anziché centellinarli come avete fatto finora?” Giovanni Pensabene
Pensabene e gli “interrogativi radioattivi”
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