Quattro chiacchiere su “Otello, una storia d’amore” con Angelo Campolo. Il giovane attore messinese è regista, drammaturgo e interprete dell’inedita rilettura della nota tragedia Shakespeariana, che debutterà martedì 18 febbraio al Piccolo Teatro Giraudi di Asti. Come nasce “Otello, una storia d’amore”? “Lo spettacolo nasce dal desiderio di utilizzare la poetica del testo shakespeariano per raccontare una speranza tradita. La speranza tradita crediamo sia l’argomento che brucia il nostro tempo. Il centro del nostro conflitto generazionale. Un conflitto che non si manifesta più sul piano della ribellione dei figli nei confronti dei padri, come è stato fino a non molto tempo fa, ma che al contrario paradossalmente “riunisce” padri e figli in un confronto spesso disperato, che si svolge sopra le macerie di un modello di vita che non ha più funzionato. Oggi i ragazzi vivono di speranza e hanno solo quest’arma per non cadere nel baratro della disperazione rispetto ad un futuro che appare buio e incerto. Ci è stato consegnato un mondo in cui le regole ritenute vincenti hanno mostrato la loro natura ingannevole, egoista, incapace di lungimiranza e solidarietà”. Cosa dovrà aspettarsi chi verrà a vedere lo spettacolo? “A differenza dell’Otello shakespeariano nel quale non si compie nessun tipo di catarsi e gli spettatori rimangono raffreddati di fronte a un male che avviene senza nessuna ragione specifica, il nostro intento è quello di offrire una luce o quantomeno l’ombra di una speranza. Ci rivolgiamo ad un pubblico di giovani e adulti che invitiamo ad assistere a questo spettacolo per compiere un viaggio emotivo nella memoria delle proprie speranze d’amore tradite. Un amore in senso lato, naturalmente, che include sia il rapporto con i propri figli e/o genitori, sia quello rivolto ad una persona specifica e quindi a una relazione a due. Ci rivolgiamo anche naturalmente ai fan di Shakespeare, che sfidiamo sul terreno linguistico, avendo osato “contaminare” il testo originale con un testo nuovo nato da un lavoro attoriale di gruppo. Camilleri scriveva che un grande classico è come una torta a strati: ognuno si sceglie il gusto che vuole. Così vorremmo invitare anche gli spettatori amanti di un teatro più classico per chiedergli di sedersi insieme a noi e guardare dalla nostra prospettiva, una delle più grandi storie che Shakespeare ci ha raccontato, per riscoprirne la poeticità legata al disperato bisogno d’amore e di identità dei personaggi”. Quali i progetti della Compagnia Daf – Teatro dell’Esatta Fantasia per il prossimo futuro? “Partiremo con un ciclo di laboratori per Messina e provincia. Abbandoneremo provvisoriamente Shakespeare per iniziare un nuovo percorso di ricerca intorno al Pinocchio di Collodi, includendo la musica, la scenografia e l’illuminotecnica. Proseguiremo il nostro progetto nelle scuole, “Piacere Shakespeare”, e ci prepareremo a debuttare in primavera con un nuovo spettacolo”. Ingresso libero.
Tre domande a… Angelo Campolo
TRE DOMANDE A
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