I volti del 1994 non si sono fatti attendere: sabato sera hanno riempito il Salone Comunale, a Castello di Annone, per raccontare o ascoltare storie che non si dimenticano, quelle dell’alluvione di vent’anni fa. Un viaggio intenso nei sentimenti degli uomini, fuori da ogni retorica, quello che la rassegna “Un capogiro d’acqua” ha proposto attraverso l’Associazione culturale Comunica, l’Israt e il Comune. Il sindaco di allora, Sandro Valenzano, si commuove nel ricordare che “la pioggia cominciò a cadere venti giorni prima, il Tanaro si prese prima la campagna e poi il paese: e noi, con la gente sui tetti, facemmo tutto il possibile, ma ci sentimmo soli e impreparati”. Franco Idino, una vita da postino, in quei giorni ha scritto un diario e ne legge alcune pagine in un silenzio irreale. Gian Paolo Boccardo ha perso lo studio di geometra, sulla piazza del paese, e si è tenuto un pezzo di quel fango che allora significò disfatta e poi rinascita: si mise a capo del comitato degli alluvionati e dice “anche dalle cose più brutte può nascere qualcosa di buono”. Invitati a raccontarsi dalla giornalista Laura Nosenzo compaiono altri visi ritratti nella mostra “I volti del 1994” con gli scatti dei fotografi de La Stampa: il volontario della Croce Rossa all’inaugurazione della nuova ambulanza inviata da Specchio dei tempi, il marmista che realizzò la lapide che il Comune di Rocchetta Tanaro volle collocare nella vecchia casa di riposo (“L’alluvione del 6 novembre distrusse, la solidarietà ricostruì”), il vicesindaco di allora Beppe Barla: “Quei bersaglieri meravigliosi ci tirarono fuori dal fango e un giorno cantarono per noi, per rompere quel silenzio da cui non riuscivamo più a uscire”. E poi si passa all’oggi: con l’argine e il ponte rifatto, Annone è più sicura? Il primo cittadino Valter Valfrè spiega che molto è cambiato, “ora il problema vero è assicurare una manutenzione costante alle opere di difesa e anche per tenere pulito il fiume dalla vegetazione”. Luciano Montanella (Comitato cittadini Tanaro e Borbore) guarda al futuro: “Non sono contro le centrali sul fiume, anche Annone ne avrà una, ma mi preoccupa la loro gestione: oggi non è chiaro chi le gestirà”. E Marco Devecchi, presidente degli agronomi e forestali astigiani, dice che “i disastri non sono solo frutto dei cambiamenti climatici, da molto tempo si è perso il rispetto per la terra e oggi se ne vedono i risultati”. L’applauso più caldo lo strappa Piero Vasta che un attimo prima della fine prende la parola per raccontare: “Sembra impossibile che dall’alluvione possano nascere cose belle, ma è così: un anno dopo, alla festa dei volontari, mia figlia ha conosciuto un giovane arrivato all’Aeronautica di Annone qualche giorno prima della piena. Si sono sposati, a me e a mia moglie hanno regalato tre nipoti che stasera sono qui ad ascoltare le nostre storie”. “I volti del 1994” (mostra e testimonianze) replicherà il 31 ottobre a Cerro Tanaro e il 15 novembre a Rocchetta Tanaro (significativa la presenza del vicesindaco Daniela Drago e del primo cittadino Elsa Aliberti alla serata di Annone). Intanto “Un capogiro d’acqua”, sostenuta da un ventaglio di Comuni, associazioni e Banca d’Alba, proseguirà questa settimana con altri appuntamenti, entrambi ospitati con ingresso libero alla Casa del Teatro (ex Auditorium Centro Giovani, Palazzo del Collegio). Venerdì, alle 21, si parlerà con Luca Mercalli di cambiamenti climatici, sicurezza dell’uomo e del territorio (modera Gianfranco Miroglio, collaborano l’Assessorato all’Ambiente del Comune e l’Ordine degli agronomi e dei dottori forestali di Asti). Sabato, alle 17, Laura Nosenzo presenterà il suo ultimo libro, “Il senso dell’acqua” (Araba Fenice), trenta storie di astigiani con l’acqua di mezzo, tra il Monferrato e le Langhe, l’Europa della guerra e l’Africa del bisogno quotidiano, fino alle suggestioni dell’Oriente e alle contraddizioni del Centro America.
I volti del 1994 riempiono la sala di Annone e fanno commuovere
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