“Chi la ricorda???; … la canzone è di Petrolini ma noi la conosciamo grazie a Nino Manfredi. Dice dunque la canzone “se c’è la salute c’è tutto”!!! Ma che succede quando la salute non c’è più e bisogna curarsi? la prima opzione è ovviamente il Medico di Famiglia che, quando il problema si aggrava, prescrive consulenza specialistica o ricovero presso una struttura adeguata. Salvo alcuni casi particolari che necessitano di Reparti non presenti nel nostro Ospedale, il Medico Curante invia invariabilmente il paziente presso il Cardinal Massaja per il ricovero o la consulenza del caso e poi lo riprende in cura come controllo continuativo; questa sinergia, effettuata tempestivamente e professionalmente è essenziale per una buona medicina sul territorio. Ed eccoci giunti al cuore del problema per quanto riguarda la vicenda dell’ospedale di Asti; com’è noto, una recente delibera della Regione Piemonte ne riduce le Strutture Operative Complesse (SOC) di 12 unità, toglie cioè dall’organico dodici Primari, perchè, in parole povere, non possono più permetterseli, mascherando il tutto come una miglior organizzazione del quadrante piemontese sud-est Alessandria-Asti. Dice la Regione che però il servizio rimane come struttura semplice, ma, se è vero quanto sin qui detto nei numerosi articoli comparsi sui giornali, di fatto il reparto finirà progressivamente per diminuire l’eccellenza del servizio offerto e/o per comportare un dirottamento dei pazienti verso altre strutture regionali con un enorme aggravio di spesa sia per l’ASL, che dovrà pagare le prestazioni ad altre ASL, che, soprattutto, per i pazienti (pensiamo sempre agli indigenti o ai più bisognosi) Insorge la popolazione (ad Asti si raccolgono 35.000 firme a sostegno del Cardinal Massaia); alcune amministrazioni locali (tra cui anche Asti) minacciano di proporre ricorso avverso alla delibera al Tar e la giunta regionale la modifica riducendo per Asti il numero delle SOC da sopprimere a sette ….anzi (da subito) a sei … perchè per il momento salva anche la SOC di “infettivologia” che verrà monitorata per due anni al termine dei quali ne verrà decisa la sorte definitiva. Significa ciò che in assenza di una qualsivoglia epidemia, speriamo non sia Ebola o Aids e nemmeno delle riemergenti Tifo e Tubercolosi, la struttura verrà soppressa per mancanza di operatività? In altre parole, se si vuole mantenere il primariato e non gettare al vento tutti i soldi spesi per creare una struttura adeguata ed all’avanguardia, sevirà una qualche epidemia?. Sic!!!! Quanta miopia in un simile atteggiamento … in questa valutazione meramente economica!!!. Se la salute è tutto, come affermato anche nella nostra Costituzione nell’ Art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”, allora qualsiasi spesa è, invece, giustificata e giustificabile. Ma tornando al reparto astigiano di cura delle Malattie Infettive, è stato costruito nel rispetto di tutto ciò che lo rende veramente efficace per quello cui dovrebbe servire e non può essere chiuso perchè non è utilizzato per più di tanto. E’ un investimento!, è cioè una di quelle spese fatte per quando dovesse servire ( speriamo anche mai) anche se, secondo recenti statistiche, come detto alcune malattie che credevamo debellate definitivamente, come la TBC, stanno vivendo una fase di recrudescenza. Ed allora avere un presidio atto a fronteggiarle, nel quadrante che vede assieme le province di Asti ed Alessandria (senza Asti il quadranre ne rimarrebbe sprovvisto) ci sembra vitale per assicurare, nella deprecabile eventualità, l’assistenza necessaria alla popolazione. Naturalmente lo stesso ragionamento vale a nostro avviso anche per gli altri primariati oggetto di soppressione pena la riduzione di utilizzo o quanto meno lo svilimento di una struttura nuovissima, il Cardinal Massia, che costituisce un riferimento per il proprio territorio e che non di rado si configura come un’eccelenza, nella sua interezza e non solo in alcuni suoi comparti. Ciò richiede un ulteriore impegno a sviluppare con la Regione una trattativa volta a meglio tutelare, nello spirito del già citato art 32 della Costituzione, in loco e senza cioè dover ricorrere a penose peregrinazioni in ambito regionale, il fondamentale diritto alla salute di ciascuno di noi. Infine durante la recente Conferenza Stampa del Comitato per la difesa dell’Ospedale e delle Associazioni di Volontariato, ci siamo trovati in assoluto accordo, al di là del nostro ‘credo politico’ personale, nel sostenere e dichiarare che: 1- Il Cardinal Massaja non solo non deve essere tagliato, ma essendo una struttura nuovissima e di eccellenza, andrebbe addirittura incrementato nei servizi, avendone tutte le potenzialità sia di moderna struttura che di eccellenza in campo medico; 2- con la mancata presentazione del ricorso avverso la delibera regionale, l’Amministrazione di Asti ha fatto un marchiano errore ed un grosso torto alla difesa della salute dei propri concittadini; 3- il provvedimento colpirà ovviamente le categorie più deboli e i non abbienti, per l’aumento dei costi indiretti per ottenere Salute, e la medicina territoriale principalmente svolta dai Medici di Famiglia”. Gianfranco Imerito e Luigi Sposato
Tagli al Massaia. Imerito e Sposato: “Che succede quando la salute non c’è più e bisogna curarsi?”
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