“Il Presidente di GAIA sembra non gradire il fatto che qualcuno non condivida la privatizzazione di un patrimonio pubblico come la società da Lui presieduta. Voglio tranquillizzarlo, non ho alcuna velleità violenta e non “brandisco” alcunchè. Ho fatto semplicemente osservare che il sistema politico che governa ormai pressochè tutte le Istituzioni del Paese, sulla scorta di un presunto consenso popolare (almeno fino a quando “il Principe” non sarà votato almeno una volta), se ne “straimpippa” della volontà espressa da 26 milioni di Italiani di non privatizzare i “servizi pubblici a rilevanza economica”. Non c’è bisogno di concorrere al “Nobel” per l’invenzione dell’acqua calda, come sembra voler fare Visconti, ricordando che in Italia l’istituto referendario è solamente abrogativo. Sono assolutamente certo che GAIA si è mossa e si muoverà nel rigoroso rispetto delle leggi, ci mancherebbe altro! Quello che ho voluto mettere in discussione è la legittimità politica della scelta di privatizzare. E’ superfluo ribadire che per me tale scelta è politicamente illegittima, appunto perché non rispetta la volontà espressa dagli Italiani ancorchè nei limiti imposti da un referendum abrogativo. Cosa c’entra la correttezza istituzionale con il fatto che io abbia osservato che al comune cittadino non è data la possibilità di accesso ad un Progetto che, secondo me, dovrebbe essere pubblicato sul sito web di GAIA? Il progetto contiene elementi di riservatezza per cui è opportuno “nasconderlo” ai cittadini? Credo di no e allora perché non renderlo visibile? Ho impressione che sia qualcun altro a “scambiare lucciole per lanterne”! Continuo a esprimere apprezzamento e stima per Gigi Visconti e mi fa specie che, mentre io parlo di non condivisione delle scelte, Lui mi accusi di “scorrettezza” nella valutazione del progetto, ma tant’è! Lo ribadisco: credo che quel Progetto sia stato indirizzato, in modo legittimo, verso un esito coerente con la direzione che si intendeva intraprendere. Nel merito, la scelta di un partner “inceritoremunito” non è condivisibile perché segna una definitiva inversione di tendenza rispetto alla priorità di minimizzare la quantità di rifiuti prodotti, la loro selezione ed il loro riciclo. Non voglio neanche entrare, in questa sede, nel merito del bluff energetico/ambientale rappresentato dagli inceneritori ma ragionare sul perché un soggetto (pubblico o privato) inceneritoremunito abbia interesse ad entrare in società con GAIA. Sarà forse perchè gli inceneritori foraggiati negli anni passati con ingenti risorse pubbliche sono oggi sovradimensionati e hanno bisogno di rifiuti da bruciare? Ma se è così, ed io penso che lo sia, perché dobbiamo cedere un patrimonio pubblico per poter fornire loro la materia prima di cui comunque hanno bisogno? Mi conforta il fatto che Visconti dica che il bacino astigiano/alessandrino non produca la quantità di rifiuti necessaria a rendere economico un nostro inceneritore, ma anche su questo voglio rassicurarlo: ero già “saputo” sull’argomento e comunque non ne sentivo il bisogno! Una piccola chiosa finale: negli scenari delle sorti magnifiche e progressive dei rifiuti astigiani, in altri lidi inceneriti, non c’è menzione su chi, dove e a quali costi smaltirà le scorie e le ceneri derivanti dalla trasformazione “lavoisieriana” dei nostri rifiuti. Eh sì, anche i pregiati rifiuti nostrani non sfuggono al principio di Lavoisier, “ in una reazione chimica la massa complessiva dei reagenti è uguale alla massa complessiva dei prodotti”, per cui oltre ai fumi di cui beneficeranno narici a noi distanti ci saranno scorie pesanti e ceneri (circa il 20/25% del peso dei rifiuti immessi) che andranno smaltiti in “discariche per rifiuti tossici” di cui ad oggi non siamo dotati”. Giovanni Pensabene
Gaia chiude il bilancio 2014 con un utile di 474.247 euro
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