“All’insediamento della Giunta Chiamparino, nel maggio del 2014, la situazione piemontese era disastrosa, con una sanità in piano di rientro e buco di bilancio, certificato dalla Corte dei Conti di 5,2 miliardi di euro. Per questo l’obiettivo principale dell’amministrazione regionale è stato quello di mettere in sicurezza e rendere trasparenti i conti e di uscire al più presto dal “Piano di rientro” cui il Piemonte, unica Regione del centro-nord, è sottoposta dal 2010 pena il fallimento della sanità pubblica. Uscire dal “Piano di rientro”, come previsto entro il 2016, ci permetterà di porre fine a questa forma di “commissariamento” da parte dello Stato e di riacquisire una certa libertà di decisione e di azione, di avere maggiore elasticità e flessibilità nel turnover del personale, ma soprattutto ci darà la possibilità di riprendere con le assunzioni di medici e infermieri. Le responsabilità di questa situazione sono il frutto degli ultimi 20 anni di Governo di centro destra e sinistra, in cui si sono alternati, tra gli altri, assessori di Forza Italia e Rifondazione Comunista. Nel novembre del 2014 si è proceduto al riordino della rete ospedaliera, per il quale sono state applicate norme contenute nel decreto “Balduzzi” e i parametri fissati dal “Patto per la Salute” che è stato sottoscritto nell’estate del 2014 tra il Governo e tutte le Regioni italiane. Tale Patto detta una classificazione degli ospedali (Hub-Dea II livello, Spoke-Dea I livello, ospedali di base e ospedali di area disagiata) stabilendo le discipline che obbligatoriamente ogni ospedale deve avere, secondo precisi criteri relativi ai bacini di utenza, ai passaggi ai Pronto Soccorso, alle attività di ogni reparto, alle distanze, ecc. Il riordino della rete ospedaliera non è dettato da obiettivi di carattere economico, bensì è finalizzato a garantire salute e sicurezza per i cittadini. Poiché è dimostrato che laddove i volumi sono bassi aumenta il rischio per i pazienti, si rende necessario accorpare, non per risparmiare, ma per garantire i cittadini. Non servono, dunque, tanti piccoli ospedali, Strutture Complesse, o primariati cresciuti a dismisura, servono ospedali più forti e servizi più efficienti. Ricordo, inoltre, che le norme contenute nel decreto Balduzzi, fissano il parametro di 1 posto letto ogni 3.5 abitanti. Il Piemonte non solo era sopra tale parametro, ma registrava un utilizzo non ottimale dei posti letto a disposizione. Alla luce di tutto ciò, è evidente che il venir meno di una Struttura Complessa non significa il venir meno dei servizi offerti al cittadino, il reparto e i servizi erogati continuano ad esistere e per il cittadino non cambia assolutamente nulla. Il reparto di Chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale di Asti rimarrà come struttura semplice dipartimentale e il responsabile sarà sempre il Dott. Daneo con il suo staff; mentre Malattie Infettive rimarrà ad Asti sempre come SOC. Non verrà perso neppure un posto letto, anzi, al momento mi risulta che i posti sono aumentati di due unità. Sono false anche le dichiarazioni in cui si afferma che perderemo Dietologia, Dermatologia, Pneumologia e Psicologia, poiché queste strutture passano da Complesse a Semplici e, voglio ribadirlo, nel passaggio da Struttura Complessa a Struttura Semplice non ci saranno cambiamenti per gli utenti che continueranno ad usufruire dei servizi come in precedenza. Rispetto alla questione Primari, invece, va detto che coloro che sono andati o andranno in pensione per raggiunti limiti dettati dai termini di legge, verranno sostituiti dai responsabili di dipartimento. La questione da porsi è: tutti i “paladini”della sanità astigiana conoscono i parametri della “Legge Balduzzi” e del “Patto per la Salute” sulla base dei quali l’Ospedale “Cardinal Massaia” veniva classificato non come Hub, ma come Spoke-Dea di I livello? Dov’erano questi politici quando questi documenti venivano redatti? Perché non sono intervenuti quando la sanità regionale veniva portata al dissesto? Mi chiedo, inoltre, come mai non siano intervenuti per mantenere i 160 milioni di euro destinati all’edilizia sanitaria che avrebbero consentito a questa amministrazione di portare avanti il contratto per la realizzazione dell’Ospedale della Valle Belbo? Forse era allora che bisognava prendere posizione per far valere le ragioni dei singoli territori. I falsi allarmismi di queste settimane non sono altro che speculazioni, inutili tentativi di strumentalizzazione dell’opinione pubblica che non portano alcun beneficio per il territorio, né per i cittadini, che disorientati saranno invogliati a rivolgersi ad altre strutture, alimentando un costoso sistema di mobilità passiva. La responsabilità assunta da questa Giunta di ristabilire i conti e risollevare la Regione passa anche attraverso l’assunzione di scelte impopolari, ma che siamo sicuri porteranno i risultati sperati e daranno nuovamente dignità al Piemonte”. Angela Motta, consigliere regionale Piemonte
Angela Motta: “Basta strumentalizzazioni, speculazioni e ricerche di consenso sulla salute delle persone che non portano ad alcun risultato utile”
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