Monsignor Repole a Passepartout: “Il capitalismo non è solo economia, è diventato un modo di concepire la socialità”
Ieri alle 18 il cortile della Biblioteca Astense ha ospitato _Nel Mediterraneo il futuro dell’Europa_, appuntamento di Passepartout 2026 con Carmela Giglio e Alessandro Vanoli. Una serata dedicata alle *Voci* che raccontano il mare e il destino che ci lega.
Capiamo poco del Mediterraneo. Eppure è lì che oggi si decidono i diritti. Sono 30.000 le persone morte mentre cercavano di attraversarlo. Un numero che rischia di diventare assuefazione: il “mare monstrum” di cui parliamo a fatica. Restituire dignità parte da un gesto semplice: ascoltare quelle voci.
Alessandro Vanoli ci ricorda che la nostra civiltà è figlia di quel mare, del flusso continuo di uomini e donne che lo hanno attraversato. Francesca Nochini, archeologa del presente a Lampedusa, racconta come cambiano i barconi, i giubbotti salvagente con la spugna che trascinano giù. E racconta soprattutto ciò che non si vede: le imbarcazioni che tornano indietro. Perché l’unica regola è che qualcuno paghi, non che qualcuno arrivi.
La Libia resta un buco nero di violenza. Carmela Giglio ha mostrato immagini dai campi di detenzione che obbligano a guardare. Allo stesso tempo il Mediterraneo è forziere economico, crocevia di rotte e risorse energetiche. Oggi tutti lo stanno capendo: è strategico.
Da qui nasce la proposta dei relatori. Riconsiderarci mediterranei. Ritrovarci in un tessuto collettivo che non dimentica.
Alla domanda di Passepartout, “di quale voce c’è bisogno oggi?”, le risposte sono state chiare.
Carmela Giglio ha scelto *Primo Levi*: la voce che ci ha insegnato che una via d’uscita esiste, se teniamo ferma la nostra umanità.
Alessandro Vanoli ha scelto *Marc Bloch* e _Apologia della storia_: la bussola per orientarsi quando il presente diventa oscuro.
Ieri sera il Card. Roberto Repole ha portato a Passepartout 2026 la sua riflessione sulla *comunità* e sulla necessità di rimanere umani.
Il punto centrale: il capitalismo non è solo economia, è diventato un modo di concepire la socialità. Un serpente che si morde la coda. Citando Nancy Fraser, Repole lo ha definito “capitalismo cannibale”: un sistema che si mangia il pianeta mentre lo usa, fagocita ogni forma di cura e dà un prezzo a tutto. In un mondo così, ha ricordato, è vitale difendere la gratuità del dono come base di ogni socialità autentica.
Il rischio oggi viene anche dallo sviluppo digitale. I new media sono strumenti straordinari che ci permettono di esprimerci, ma lo fanno mantenendoci a distanza. Siamo tutti connessi, ma senza capacità di reagire. Le macchine non sostituiscono l’uomo: si interpongono tra gli uomini. E le comunità, già erose, rischiano di perdere la dimensione del “fare insieme”.
La solitudine è la conseguenza più grave. È il motivo per cui, di fronte a ingiustizie profonde, manca la forza di reagire. Per questo, ha concluso Repole, all’incontro virtuale deve sempre seguire l’incontro reale. Abbiamo ancora bisogno gli uni degli altri. Abbiamo bisogno di tornare ad ascoltare la voce della comunità.
Tre parole chiave per ricostruirla: *Gratuità. Dono. Fiducia*.
Alla domanda di Passepartout, “di quale voce avremmo più bisogno oggi?”, Repole ha scelto i *Padri Cappadoci, Gregorio di Nazianzio e Basilio di Cesarea*. Due voci che hanno rivoluzionato filosofia e teologia, definendo per la prima volta la “persona” come realtà unica, irripetibile, non riducibile a prezzo o funzione.
Oggi, giovedì 4 giugno il festival proseguirà con Benedetta Tobagi in dialogo con Elena Ciccarello (“L’eco degli spari e delle bombe”) alle 18 e alle 21 con Linda Laura Sabbadini e Andrea Malaguti (“I numeri parlanti”). In caso di maltempo gli incontri si sposteranno dalla Biblioteca Astenesse al Palco 19.