Consegnate le borse di studio del Progetto Culturale: una fiducia che continua a generare futuro
Sarebbe sufficiente raccontare che il 20 giugno si è svolta la cerimonia di assegnazione della XVII edizione delle Borse di Studio sullo sviluppo sociale e culturale del territorio astigiano, promosse dalla Diocesi di Asti attraverso il Progetto Culturale e realizzate in collaborazione con Uni-Astiss; sarebbe sufficiente riportare i nomi dei vincitori, gli importi assegnati e le fotografie della premiazione per assolvere correttamente al compito che ogni cronaca richiede. Eppure, chi ha avuto la possibilità di seguire da vicino il lavoro della Commissione, di leggere i progetti presentati e di incontrare i giovani che hanno scelto di partecipare al bando, sa che quest’anno, forse più di altre volte, la vera notizia non è stata la consegna delle borse, ma ciò che quelle candidature hanno raccontato.
Dietro ogni elaborato vi era infatti molto più di una semplice proposta di ricerca. Vi erano mesi di studio, confronti con docenti, ipotesi da verificare, idee da affinare e, soprattutto, persone che hanno deciso di assumersi la responsabilità di guardare il proprio tempo e il proprio territorio con occhi attenti, ponendo domande che meritano di essere approfondite e offrendo prospettive che meritano di essere ascoltate. Vincitori ed esclusi hanno ricordato a tutti coloro che hanno lavorato a questa edizione una verità tanto semplice quanto preziosa: i giovani non occupano soltanto spazi nelle statistiche, nei corsi universitari o nelle pagine dei giornali; essi generano attese, speranze, entusiasmi e talvolta delusioni, perché ogni autentico percorso di crescita porta con sé il desiderio di essere riconosciuto e la disponibilità a mettersi in gioco.
Forse è proprio per questo che, a distanza di diciassette anni dalla sua nascita, il bando promosso dalla Diocesi di Asti attraverso il Progetto Culturale, con la collaborazione di Uni-Astiss, continua a conservare una propria originalità. In un tempo che tende a misurare le persone quasi esclusivamente sulla base dei risultati raggiunti, questa iniziativa sceglie infatti di intervenire prima, quando una ricerca è ancora in costruzione, quando una tesi è ancora un progetto e quando il traguardo non è stato ancora raggiunto. Non si tratta semplicemente di un sostegno economico, ma di una forma di fiducia accordata a chi sta costruendo il proprio percorso, nella convinzione che il futuro di una comunità dipenda anche dalla capacità di investire nelle persone prima ancora che nei risultati.
Accanto alla promozione della ricerca, il bando ha sempre custodito un’altra intuizione, forse meno evidente ma non meno importante: quella di mantenere viva la memoria di persone e realtà che hanno lasciato un segno nella vita del territorio astigiano. Non si tratta di un esercizio di nostalgia, né di una semplice dedica formale; la memoria, quando è autentica, non guarda soltanto al passato ma diventa responsabilità verso il futuro, perché ogni generazione riceve qualcosa che non ha costruito da sola e che è chiamata, a sua volta, a trasmettere.
In questo solco si colloca la scelta di dedicare l’edizione 2026 al Gruppo Scout Agesci Asti 1, nel centesimo anniversario della propria fondazione. Un secolo di storia potrebbe facilmente essere raccontato attraverso numeri, attività o ricorrenze; forse, però, il modo più corretto per comprenderne il significato consiste nel riconoscere le migliaia di relazioni educative che lo hanno attraversato. Generazioni di bambini, ragazzi, giovani e adulti hanno trovato nello scoutismo un luogo in cui imparare il servizio, la responsabilità, il rispetto degli altri e del Creato, contribuendo, spesso nel silenzio, alla costruzione della comunità cittadina e diocesana.
Non è casuale che proprio nell’anno del centenario il Gruppo abbia scelto di sostenere direttamente il bando attraverso una borsa speciale da 1.000 euro, resa possibile grazie al contributo di soci, ex soci, capi, ex capi e amici. Nel corso della cerimonia è stato ricordato come le celebrazioni siano iniziate con l’apertura di una nuova Colonia di Castorini per i bambini più piccoli e trovino oggi una naturale continuità nel sostegno a studenti universitari impegnati nella costruzione della propria tesi. Due momenti apparentemente lontani, ma uniti dalla medesima convinzione: nessuna persona cresce da sola.
La borsa speciale è stata assegnata a Fabio Degiovanni per il progetto di tesi «Serpis latet in herbis: mondo cattolico e minoranza evangelica nella diocesi di Asti sotto il fascismo (1929-1938)», premiato dalla Commissione per l’originalità, la profondità e l’elevata qualità scientifica della ricerca. Accanto a lui sono stati premiati Simone Alberti, Marie Claire Capitanelli, Nicole Iglina, Sara Rossanino e Camilla Saracco, autori di progetti differenti per temi e approcci, ma accomunati dalla volontà di mettere il proprio percorso di studio al servizio di una comprensione più profonda della realtà contemporanea.
Al termine della cerimonia è rimasta una consapevolezza che va oltre i nomi dei vincitori e oltre le stesse borse assegnate. Le comunità continuano a vivere quando qualcuno sceglie di affidare ad altri ciò che ha ricevuto; quando la memoria non diventa nostalgia ma responsabilità; quando il futuro smette di essere un’idea astratta e assume il volto concreto delle persone che stiamo educando, accompagnando e sostenendo oggi.
Da diciassette anni questo bando prova, con discrezione, a fare esattamente questo.
Nelle parole conclusive del vescovo Marco Prastaro è emersa una riflessione semplice e profonda sul valore del dono gratuito: quel bene che si compie senza attendere ricompense, senza calcoli e tornaconti. Con il suo stile diretto ha ricordato come questa sia una qualità autentica della città di Asti, una comunità che continua a esprimere solidarietà, attenzione verso gli altri e una forma concreta di mecenatismo.
Giunto alla sua nona premiazione, il Vescovo ha voluto sottolineare con particolare convinzione questo tratto distintivo del territorio: la presenza di persone che scelgono di contribuire per costruire opportunità per le nuove generazioni. È un patrimonio silenzioso ma prezioso, che da diciassette anni trova espressione anche in questo bando. E chissà che, in un futuro non troppo lontano, non ci si ritrovi a premiare proprio una tesi dedicata al mecenatismo astigiano raccontando una storia di generosità che continua ancora oggi a lasciare il segno.
Come ricordava Baden-Powell: “Cerchiamo di lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”.