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L’intervista: Roberta Giovine su Canelli Città del Vino 2026
Canelli, Roberta Giovine si candida elle elezioni per la poltrona di sindaco
FIERE E SAGRE
Marianna Natale 
7 Luglio 2026

L’intervista: Roberta Giovine su Canelli Città del Vino 2026

A pochi giorni dalla XXVII edizione di Canelli Città del Vino, abbiamo incontrato la sindaca Roberta Giovine per approfondire la storia, l’identità e le prospettive della manifestazione, simbolo di un territorio che ha fatto della cultura del vino uno dei suoi tratti distintivi.

Canelli è riconosciuta come una delle capitali italiane delle bollicine. Quanto è cresciuta negli ultimi anni la consapevolezza, dentro e fuori il territorio, del ruolo storico che la città ha avuto nella nascita dello spumante italiano?

«Per tradizione e storicità, Canelli è senza dubbio LA capitale italiana delle bollicine. Qui è stato realizzato il primo Metodo Classico d’Italia a metà dell’Ottocento e sempre qui è stato per la prima volta sperimentato il metodo ideato da Federico Martinotti alla Stazione Sperimentale di Asti nel 1895, metodo poi minimamente modificato e brevettato da Charmat. Nel tempo, con l’emergere della vocazione enomeccanica, la consapevolezza di questa centralità era andata affievolendosi, dentro e fuori il territorio, a mano a mano che le cantine abbandonate dalle aziende venivano dimenticate dai più. Grazie al riconoscimento Unesco, sono invece tornate agli antichi splendori quelle che chiamiamo Cattedrali Sotterranee, le quattro cantine storiche aperte al pubblico. Ma c’è molto di più da riscoprire. Puntiamo tanto su questo patrimonio della nostra città e sul grande potenziale ancora da realizzare. Per questo cerchiamo di far crescere la nostra manifestazione enologica di punta, perché diventi l’appuntamento in cui i canellesi si riconoscono e si festeggiano con orgoglio e i non canellesi scoprano la bellezza del nostro borgo, delle cantine e delle colline.»

Oggi Canelli è sinonimo di storia, cultura del vino e patrimonio UNESCO. Quanto è importante continuare a raccontare questa identità non solo come memoria del passato, ma come leva per il futuro?

«Non ricordo casi di sviluppo sostenibile e duraturo a seguito di un “trapianto” forzato di identità. Canelli ha questa identità molto particolare, che solo le aree di millenaria tradizione vitivinicola possono vantare, ed è profondamente radicata nella storia e nella cultura della viticoltura e del vino. Lo status di core zone Unesco non è di per sé un progetto in proiezione futura, bensì una presa d’atto di quel che già siamo, della nostra capacità di creare paesaggio con i nostri vigneti a girapoggio, di abitare il sottosuolo con le nostre audaci architetture produttive e di credere nei prodotti che da sempre popolano le nostre tavole di casa. Non dobbiamo inventarci nulla: abbiamo già tutto quel che serve. Anzi, siamo già tutto quel che serve. Partiamo da lì per coltivare il nostro orgoglio di essere canellesi e comunicare la bellezza di esserlo a chi non ci conosce ancora.»

“Canelli Città del Vino” mette al centro il patrimonio enologico, ma anche la città nel suo insieme. Qual è il messaggio che l’amministrazione vuole trasmettere attraverso questa manifestazione?

«Come ho detto, ai canellesi la gioia e l’orgoglio di essere i cittadini di un luogo così bello e così ricco di tradizione e dall’identità così forte, pur senza trascurare l’esigenza di rinnovarci al passo con i tempi. Al resto del mondo, a partire dagli stranieri che ci frequentano con regolarità, la voglia di accogliere chi vuole approfondire la conoscenza della nostra realtà, così particolare e unica nel panorama italiano e non solo, e vivere con noi qualche giorno o qualche settimana “da canellese”.»

Il dialogo tra istituzioni, consorzi e produttori è uno degli elementi distintivi di Canelli. Ritiene che questo modello di collaborazione sia oggi uno dei punti di forza della città?

«Ne sono certa. I produttori, con i consorzi e le associazioni che li rappresentano, non possono più essere relegati alla funzione di semplici sponsor di attività. Occorre riconoscere il loro ruolo da protagonisti del territorio, con cui collaborare e progettare il futuro. La loro partecipazione attiva a Canelli Città del Vino riafferma la centralità delle zone di produzione ed è destinata a portare qui, dove tutto accade, i media e il pubblico attento e appassionato. Solo qui si capisce davvero che cosa sono le nostre bollicine, da quali esperienze sono nate, da quali terreni, da quali vitigni, da quali mani e attraverso quali percorsi della storia. Raccontare e vivere le cantine sotterranee o i sorì, la degustazione con la gastronomia locale o l’esperienza del produttore non è la stessa cosa. E questo i Consorzi lo sanno bene e, con la loro professionalità, sanno potenziare queste occasioni di esperienza per un pubblico anche molto variegato, nonché per specialisti della stampa e dei social di settore.»

A chi si rivolge oggi Canelli Città del Vino? Agli appassionati, ai turisti, agli operatori del settore o anche a chi vuole avvicinarsi per la prima volta alla cultura del vino? E quale immagine di Canelli vorrebbe che portassero a casa i visitatori al termine di questa edizione?

«Il programma di Canelli Città del Vino si presta a essere personalizzato a seconda di quel che ognuno ha voglia di scoprire e sperimentare. C’è la possibilità di un percorso “pop”, fatto di esplorazioni del centro cittadino e delle strade storiche, di assaggi, di gastronomia locale “DOC” e di musica per tutti i gusti, oppure di un’esperienza da “wine lover” di ogni età, che aggiunge masterclass di approfondimento, degustazioni riservate con i produttori nel Cortile delle Bollicine, visite guidate alla Canelli nascosta e molto altro. E poi degustazioni in cantina, visite alle Cattedrali sotterranee, passeggiate guidate nei giardini del Castello, cene all’aperto sotto le stelle del nostro Piemonte d’estate. E ci sarà anche un press tour, verso il quale nutriamo molte aspettative in termini di ritorno d’immagine per la nostra città. Vorrei che i visitatori portassero a casa l’immagine di un luogo bellissimo e accogliente, dove si sta bene e dove è bello tornare per ritrovare chi si è incontrato per poi scoprire altri angoli, altre persone, altri vini».

 

MN

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CANELLI CANELLI CITTÀ DEL VINO ROBERTA GIOVINE
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