Nel carcere di Quarto droni con droga e telefoni e ispettore aggredito, la denuncia dell’Osapp: “polizia penitenziaria abbandonata a sé stessa”
Due gravi episodi, a pochi giorni di distanza, evidenziano ancora una volta le pesanti criticità presenti all’interno del carcere di Asti.
Nella nottata del 9 settembre, intorno alle 2, la polizia penitenziaria in servizio nell’istituto ha intercettato un drone pilotato dall’esterno che ha sganciato un pacco all’interno dell’area penitenziaria. Il materiale, rinvenuto nella mattinata successiva tra alcuni detriti, conteneva circa 50 grammi di sostanza presumibilmente stupefacente, tra cui hashish, tre smartphone, tre caricabatterie, due sim, quattro cavi Usb e due cuffie.
A questo episodio si aggiunge quanto accaduto nella mattinata di ieri, 14 settembre, intorno alle 10.30, quando un detenuto appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza e sottoposto al regime di isolamento, dopo aver preteso di cambiare lato di detenzione e a seguito del diniego del personale, reagiva verbalmente e successivamente impugnava un bastone con una mano, afferrando con l’altra per la maglia un Ispettore di Polizia Penitenziaria nel tentativo di farlo indietreggiare.
Nel corso della colluttazione, prima dell’intervento degli altri operatori, l’ispettore ha riportato una ferita alla mano destra ed è stato accompagnato al pronto soccorso, dove gli sono state prestate le necessarie cure. Ne avrà per sette giorni.
“Due episodi gravissimi in pochi giorni – dichiara Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp – che dimostrano, ancora una volta, le condizioni sempre più difficili nelle quali opera la Polizia Penitenziaria. Prima un drone che introduce droga e telefoni destinati all’interno dell’istituto, poi un detenuto dell’Alta Sicurezza che arriva ad aggredire un Ispettore impugnando un bastone”.
“Grazie all’acume, all’intelligenza e alla professionalità della Polizia Penitenziaria – prosegue Beneduci – è stato impedito che il carcere di Asti, che ospita circa 280 detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza, potesse trasformarsi ulteriormente in una sorta di call center abusivo utilizzabile dalla criminalità organizzata per impartire ordini all’esterno”.
“Le carceri italiane – conclude Beneduci – vanno avanti esclusivamente grazie all’impegno di un esiguo numero di donne e uomini della Polizia Penitenziaria, con organici che in molte realtà sono ridotti di circa il 30%. Siamo allo sfascio più completo. Il silenzio della politica è assordante. La Polizia Penitenziaria è stata abbandonata al proprio destino, mentre continua a garantire sicurezza con professionalità e senso dello Stato. L’Osapp esprime la propria solidarietà all’Ispettore ferito e a tutto il personale della Polizia Penitenziaria di Asti, auspicando che l’Amministrazione sappia finalmente riconoscere e valorizzare concretamente l’encomiabile attività svolta quotidianamente dal personale, che ancora una volta ha dimostrato grande professionalità, attenzione e senso del dovere”.