Sindrome Italia al Festival dei Popoli
Il Festival dei Popoli prosegue oggi, giovedì 1° ottobre, con un appuntamento che intreccia teatro, testimonianza e riflessione sociale, portando al centro una delle realtà più significative e spesso meno visibili delle migrazioni contemporanee. Alle 20.30, il Teatro della Torretta di Asti (piazzetta Nostra Signora di Lourdes) ospiterà Sindrome Italia. O delle vite sospese, spettacolo teatrale scritto e interpretato da Tiziana Francesca Vaccaro, con musiche originali di Andrea Balsamo e visual concept e luci di Eleonora Diana. Al termine della rappresentazione seguirà un dialogo tra l’autrice e la dott.ssa Nicoleta Senni Pop-Span, psicologa clinica e psicoterapeuta. L’ingresso è libero. Lo spettacolo prende il nome da quella che la letteratura medica ha definito “Sindrome Italia”, un insieme di disturbi psicologici e condizioni di sofferenza legate alle attività di cura svolte da molte donne migranti impiegate nel lavoro domestico e assistenziale nel nostro Paese.
Nato da un’approfondita attività di ricerca tra studi scientifici e testimonianze dirette, realizzata in collaborazione con l’associazione Adri – Donne Rumene in Italia, il lavoro racconta la vicenda di Vasilica Baciu, una donna rumena che lascia la propria famiglia e i propri figli per trasferirsi in Italia e lavorare come assistente familiare. Una storia personale che diventa simbolo di molte altre esistenze segnate dalla distanza, dalla solitudine e dalla responsabilità della cura. Attraverso un intenso percorso che collega Italia e Romania, Palermo e Milano, Sindrome Italia dà voce alle ferite spesso invisibili della migrazione femminile, alle relazioni sospese tra chi parte e chi resta, ai sacrifici quotidiani di tante donne che sostengono, con il proprio lavoro, il sistema del welfare familiare italiano. L’appuntamento si inserisce pienamente nel percorso del Festival dei Popoli 2026, dedicato quest’anno al tema “Il filo invisibile. Donne, pace, comunità”. Un’occasione per ascoltare una storia che parla di cura, dignità e resilienza, ma anche per interrogarsi sul valore umano e sociale di quei legami che, pur restando spesso nascosti, contribuiscono ogni giorno a tenere unita la nostra comunità.