Tre domande a… Manlio Graziano
Manlio Graziano, analista geopolitico di origini astigiane, è tra i protagonisti del convegno “L’Europa e le guerre”. È docente alla “Paris School of International Affairs di SciencesPo”, alla Sorbona e all’American Graduate school. Insegna all’Università Bicocca di Milano, al Geneva Institute of Geopolitical Studies e all’Université ouverte di Versailles. Dirige il “Nicholas Spykman International Center for Geopolitical Analysis”; scrive sul Corriere della Sera, Appunti di Stefano Feltri, Gnosis, International Affairs Forum. È autore di numerosi saggi e monografie, tradotti in varie lingue.
Che cosa si aspetta da questa tre giorni?
“La logica alla base del convegno, come di tutti i convegni, è quella di mostrare al pubblico diversi angoli di lettura e fornire strumenti per comprendere meglio dinamiche complesse. I relatori sono studiosi che quotidianamente ragionano su questi temi, ma allo stesso tempo sentono l’esigenza di condividere le argomentazioni, per aiutare le persone a capire meglio certi aspetti, fornendo loro anche degli strumenti da usare in futuro, e ricevendone stimoli per approfondimenti. Per questo penso che l’interlocuzione durante gli incontri sia molto importante: è fondamentale che ci sia spazio per lo scambio e il dibattito con il pubblico”.
Il convegno si rivolge in particolar modo a studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Perché proprio loro sono il pubblico di riferimento?
“Premesso che il convegno è aperto a tutte e tutti senza distinzioni, quello degli studenti delle superiori è un target di grande interesse perché è un bene che loro più di altri abbiano la possibilità di confrontarsi con esperti del settore e sappiano come stanno le cose. Proprio da questi studenti, se vivono l’incontro come un’opportunità, arrivano le domande e le riflessioni migliori, che aiutano anche noi relatori a ragionare su punti di vista diversi. Uno dei primi incontri che ho tenuto in una scuola superiore è stato proprio al liceo Classico di Asti, che ho frequentato da ragazzo, ed era stato davvero coinvolgente e stimolante grazie alla partecipazione attiva degli studenti”.
Tutte le sessioni del convegno ruotano intorno al tema della guerra: diritto internazionale in tempi di guerra, rischi di guerra per l’Europa, venti di guerra. Le persone secondo lei sono veramente consapevoli di quello che c’è intorno a noi?
“Sì e no. Sì, nel senso che si sa che c’è la guerra e rispetto anche solo a 5 o 10 anni fa si è ormai entrati nell’ordine di idee che una guerra è possibile anche qui. No, perché comunque si continua a pensare alla guerra come se fosse qualcosa che comunque non ci riguarda da vicino. Un po’ come con gli incidenti in macchina: si sa che ci sono, si leggono articoli, ma si pensa che coinvolgano sempre gli altri”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 16 ottobre 2026
Laura Avidano