I giovani e la violenza psicologica sulle donne: in quanti la sanno riconoscere, quanti la mettono in atto, la subiscono, la tollerano o la rifiutano? In sintesi: quale percezione hanno i ragazzi su questo problema?Tema impegnativo e delicato i cui contorni sono ora più chiari: attraverso “Ti rispetto”, il questionario online promosso dal progetto SOS donna, hanno detto la loro 5024 giovani tra i 15 e i 20 anni delle scuole superiori di Asti (1576 ragazze, 48,53%; 1486 ragazzi, 51,47%) e Crotone (rispettivamente 1119, 57,03% e 843, 42,97%).Due realtà messe a confronto per capire se sullo stesso tema i giovani del Nord e del Sud manifestano opinioni e comportamenti uguali o differenti. Altri 364 universitari di Astiss tra i 21 e i 55 anni (299 donne, 82,14%; 65 uomini, 17,86%) hanno risposto alle stesse dieci domande del questionario creando così, a loro volta, un confronto tra le risposte degli adulti e quelle dei giovani.Focus dell’indagine: appurare se, e in che misura, l’universo femminile giunge a percepire quegli elementi disadattivi, precursori di attuali, ma – e soprattutto – futuri presagi di maltrattamenti psicologici che potrebbero incrementarsi ed estremizzarsi sino alla violenza oltre che psicologica (intimidazioni, ingiurie, insulti, accuse, denigrazioni e minacce) anche fisica, generando la cosiddetta Sindrome della Donna Maltrattata: stati d’ansia, sintomi psicosomatici, disistima, isolamento, perdita del senso di sé e depressione.”E’ un grande risultato che, in pochi mesi, 5388 persone si siano misurate sul problema, mettendo in campo percezioni, conoscenze e vissuti personali: questa esperienza fornisce molto materiale su cui riflettere e costruire le azioni future di SOS donna” commenta Silvana Nosenzo, presidente di Agar, associazione che ha promosso il questionario insieme al Soroptimist Club di Asti e Crotone con la collaborazione dell’associazione Libera. Anche questa iniziativa è stata voluta dal Consiglio Regionale del Piemonte, che da due anni sostiene SOS donna insieme a numerosi altri enti e associazioni del territorio. Il questionario e l’analisi delle risposte. Domande e risposte sono pubblicate da questa mattina sul sito web www.sos-donna.itDieci i quesiti riferiti alla vita di coppia di Francesca, 17 anni, e Luca, 20. L’attenzione è puntata sui comportamenti di lui verso di lei e sui quali chi compila il questionario è chiamato a esprimersi. Vediamo due esempi.La sera, nell’ultima telefonata prima di dormire, Luca chiede a Francesca di mandargli una foto per sapere se lei è a casa con i genitori e non in giro con le sue amiche. Questo comportamento “non va bene” per l’85,83% dei ragazzi astigiani, l’82,06% dei crotonesi, il 92,31% degli universitari astigiani. Invece “va bene” rispettivamente per il 4,15%, il 6,22%, l’1,92%. “Non va bene, ma lo accetto” per il 10,03%, 11,72%, 5,77%.Altra situazione: Francesca è sempre più in crisi e dice a Luca che lo vuole lasciare. Lui risponde che non può vivere senza di lei perché lei è sua. “Non va bene” per l’89,91% dei ragazzi astigiani, l’86,44% dei crotonesi, il 91,76% degli universitari. Subisce, ma comunque accetta, rispettivamente il 6,96%, 7,19%, 2,75% degli intervistati. “Va bene” per il 3,14%, 6,37%, 4,49%.L’esame delle risposte porta lo psicologo e psicoterapeuta Delfino Pellegrino, consulente per il progetto SOS donna, ad affermare che le percentuali riguardanti i 15-20enni di Asti e Crotone “sono significativamente equivalenti”. “Forse perché – riflette Agnese Agostinacchio, presidente del Soroptimist di Crotone “le culture delle due città restano differenti, ma i sentimenti e i problemi dei giovani sono gli stessi. E’ molto positivo che tanti maschi abbiano risposto ai test con un coinvolgimento attivo, come segnalano i docenti”.Rispetto alla percezione che i giovani hanno della violenza psicologica, concentrandosi in particolare sulla fascia 15-18 anni e sulle risposte “va bene” e “non va bene, ma lo accetto” riferite ai comportamenti irriguardosi di Luca verso Francesca, il dottor Delfino sottolinea: “Vi è una purtroppo significativa percentuale piuttosto inquietante, perché pare che l’universo femminile non pensi alle conseguenze a lungo termine. Le risposte sembrano infatti limitate al qui e ora, il che, per certi versi costituisce un preoccupante aspetto, coagulato e giustificato al tempo stesso, poiché paradigmatico di buona parte delle nuove generazioni in quanto che esse, che piaccia o no, rappresentano il riflesso dello spettro dell’attuale cultura, iniettrice di promozioni atte a elicitare conativamente e in abbondanza il consumo di nuove esigenze e costumi sociali: la cultura dell’Immagine, della Velocità e del Piacere Immediato”.Soprattutto nella fascia dai 15 ai 17 anni, indica lo psicologo, le ragazze non paiono percepire il valore del rispetto verso il genere femminile: “Le donne dispercepiscono e i maschi propongono disinvolti proprio quegli atteggiamenti e comportamenti che invece andrebbero percepiti e respinti”.E Gloria Fasano, psicoterapeuta che ha partecipato alla stesura del questionario per conto del Soroptimist di Asti: “Colpisce come la risposta ‘non va bene, ma lo accetto’ sia percentualmente significativa tra i ragazzi più giovani, mentre la consapevolezza del rispetto che si deve richiedere dal partner pare accresca con l’età. Ciò porta a individuare questa fascia evolutiva come il target cui indirizzare interventi educativi mirati”.I risultati dei test saranno inviati in questi giorni alle scuole che hanno aderito a “Ti rispetto” (ci sono anche classi di Casale e Torino), segnando un secondo momento di coinvolgimento per i giovani intervistati. La diffusione dei dati non sarà peraltro limitata al mondo scolastico, come anticipa Maria Bagnadentro, presidente del Soroptimist di Asti: “Apprezzo la grande professionalità dimostrata da SOS donna nel raccogliere ed elaborato i dati, realizzando così una ricerca davvero interessante e curata che merita di essere portata all’attenzione dell’intera popolazione”.L’esperienza di “Ti rispetto”, con i 5388 questionari compilati, conferma che il lavoro di squadra produce effetti importanti: accanto ad Agar, Soroptimist, Libera, Consiglio regionale, hanno concretamente operato Questura e Carabinieri di Asti (i quesiti hanno tenuto conto delle segnalazioni delle vittime alle forze dell’ordine), Anci Piemonte, Provincia, Asl AT, Cisa-Asti Sud, Cogesa, Fondazione CrAsti, Banca di Asti, Uni-Astiss Polo Universitario Rita Levi-Montalcini, Biblioteca Astense Giorgio Faletti.
I giovani e la violenza psicologica sulle donne: ancora troppi “Non va bene, ma lo accetto”
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