MORANSENGO – Martino Michelone, parroco di Moransengo sarà presto dichiarato “Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem, l’istituzione che onora la memoria delle vittime della Shoah.
La cerimonia ufficiale è prevista domenica 8 maggio a partire dalle ore 10 in piazza Ferrero a Moransengo, dove verrà posta una lapide che ricorda il sacerdote vissuto a lungo nel paese Monferrino. Un momento di festa che, per il contesto in cui è nato e si svolge, risulta anche legato al prossimo Festival di Cultura Ebraica OyOyOy in programmazione nel Monferrato.
Per l’occasione sono attesi molti illustri ospiti illustri a cominciare dall’ambasciatore di Israele Ghideon Meir, i rappresentanti della Regione e della Provincia, Don Luigi Ciotti, Claudia De Benedetti, Vicepresidente Ucei, in rappresentanza delle Comunità Ebraiche Italiane e i sindaci di molti comuni Monferrini, tra cui Morano città natale di Don Michelone. Ci saranno naturalmente Luciano Segre e Gad Lerner. Proprio Segre, protagonista dell’imprenditoria italiana e il giornalista che risiede da tempo nel Monferrato sono stati i più assidui promotori del riconoscimento al sacerdote che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a Luciano Segre e alla sua famiglia nascondendoli in canonica. La vicenda è stata portata alla luce in occasione di un incontro pubblico avvenuto nel 2008 in Sinagoga in occasione di OyOyOy! Ospite tra il pubblico anche l’ex presidente del consiglio Romano Prodi (che potrebbe essere presente anche a Moransengo)
Con l’aiuto di Lerner Segre aveva rievocato quei giorni di settant’anni fa: dopo l’8 settembre la fuga della famiglia prima a Cogne, il provvidenziale ritardo all’appuntamento per la fuga in Svizzera che li fece scampare all’eccidio dell’Hotel Meina, poi ancora la fuga a Castino, zona partigiana dove papà Riccardo si buscò una infezione ad un polmone ed infine la salvezza rappresentata da un prete del Monferrato, cliente del negozio di tessuti di famiglia: don Martino Michelone, parroco di Moransengo. E’ lui che alla fine del 1943 dice a Riccardo Segre fuggiasco, povero e malato: “Prendi la tua famiglia e venite a nascondervi in canonica da me”. Vivevano rinchiusi sopra la chiesa Riccardo, sua moglie Angela, sua sorella Elvira e il piccolo Luciano. Che di don Michelone ricorda soprattutto le mani grosse come badili pronte agli scappellotti per piccole marachelle o negligenze scolastiche (grazie all’aiuto del parroco il piccolo Segre riusciva anche ad andare a scuola a Tenengo ) o quando fece partire un colpo dal fucile di un partigiano, col pericolo di attirare i nazisti.
Don Michelone rischiava di suo, ma era sostenuto dall’intero paese e la volta che i nazisti vennero a prenderlo rimase alla macchia per giorni con l’aiuto dei parrocchiani. Tra i medicinali paracadutati dagli inglesi, recuperò perfino della penicillina con cui fu curato il polmone di suo padre. Del resto non era l’unico a sapere che la famiglia Segre non era di semplici sfollati: probabilmente anche il vescovo di Casale condivideva il segreto.
Spiega Segre nel commentare l’annuncio dello Yad Vashem che tra le domande poste dall’istituto nei due anni dell’istruttoria quella più frequente era se Don Michelone avesse mai tentato di convertirlo, “Non fu mai così: non abbiamo mai parlato di religione neanche dopo la guerra, certo per non destare sospetti io facevo il chierichetto e quando venne Monsignor Angrisani in visita pastorale fece anche a me il segno sulla fronte, ma chiaramente doveva sapere anche lui chi ero.
Don Michelone e Luciano Segre si videro per l’ultima volta in occasione della morte del padre di Luciano negli anni ‘60, Don Michelone invece se ne andò nel 1979. Qualche anno fa l’idea di portare avanti la pratica per ricordarlo tra i “Giusti” insieme a Oscar Schindler, Giorgio Perlasca (e la Casalese Giuseppina Gusmano). I requisiti necessari c’erano tutti: non aveva preteso denaro per l’aiuto fornito aveva rischiato la propria vita per salvare gli ebrei in fuga e c’erano testimoni della verità dei fatti, anzi ci sono ancora tanto che due “coetanei” di Luciano Segre saranno presenti alla Cerimonia a Moransengo.
La cerimonia di Moransengo non sarà l’ultima che ricorderà il sacerdote è prevista anche una cerimonia al mausoleo della Shoah su una collina di Gerusalemme dove presto un albero sarà dedicato a lui e anche il Comune di Morano collocherà una targa per ricordarlo (a lui sono già dedicati i giardini pubblici di Morano e una piazza a Moransengo). Ma c’è anche un prologo alle celebrazioni: sabato 7 maggio alle ore 12 nei locali della comunità Ebraica di vicolo Salomone Olper l’ambasciatore d’Israele insieme a Gad Lerner, lo stesso Luciano Segre e Claudia De Benedetti si ritroveranno per una visita e per ricordare le tante vittime monferrine della Shoah
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