CARLO SOTTILE“La quotidianità delle quattro “occupazioni” della nostra città, ossia i grumi di vita sociale che, per cinque anni, hanno impedito che la precarietà di cinquanta famiglie di sfrattati si trasformasse in dramma, non è mai stata considerata con rispetto dalle istituzioni, piuttosto come illegalità con cui prima o poi fare i conti, come inammissibile violazioni del diritto di proprietà. Per Sindaci ed assessori astigiani, è stato il tempo dell’opportunismo, delle soluzioni sempre rimandate e della filantropia, il cui unico scopo, in assenza di vere politiche sociali (mancano abitazioni, manca reddito, mancano strumenti di democrazia reale), è l’assoggettamento delle povertà al sistema sociale dominante. Insomma le famiglie “occupanti” spogliate dei loro diritti, sospeso quello dell’abitare; l’uso futuro degli edifici “occupati” lasciato alle previsioni del mercato, ovvero alla speculazione immobiliare e finanziaria (non a caso le maggiori banche si stanno dotando di un settore immobiliare). Questo immobilismo, carico – per chi lo subisce- di domande senza risposta e saturo di riflessi d’ordine, è stato rotto in questi giorni, prima a Bologna e poi a Torino, con sgomberi brutali di centinaia di persone e decine di famiglie (http://www.abitarenellacrisi.org/). L’indirizzo liberticida e di tutela forsennata della proprietà immobiliare (a prescindere dall’uso che ne viene fatto), già ampiamente annunciato dalla legge 80/2014 e dal suo art. 5, viene dunque tradotto in pratica, in due grandi città, governate dal Pd, e con assessori alle politiche sociali che a cose fatte si dichiarano dispiaciuti e poi si danno da fare per disperdere le famiglie in palestre, dormitori, ostelli e alberghi, facendone “democraticamente” le destinatarie di decisioni altrui. Il contesto di azioni come queste è lo stesso in tutte le città, grandi e piccole. Asti non fa eccezione. Sindaci e Assessori ai Servizi Sociali, si impegnano in provvedimenti filantropici, facendo il verso a Libera (“eradicare la povertà”), in attesa dell’ora x. Che sarà ovviamente decisa più in alto, nelle irraggiungibili – per le persone comuni – astrazioni del potere. Ce n’è a sufficienza per scendere in piazza, fare opera di denuncia, stigmatizzare pubblicamente questi fatti e l’indirizzo politico dei loro esecutori; per difendere così l’esperienza delle occupazioni, l’iniziale atto di disobbedienza civile (non tutto ciò che è legale è giusto) e l’esercizio del diritto all’abitare che ne è seguito. La città non è del partito del mattone. La città è di chi la abita, di chi vi organizza le funzioni del vivere civile”. Carlo Sottile, per il Coordinamento Asti-Est