Idrissa Gueyè non ha paura. Anche se chi non la pensa come il suo presidente in Senegal, Macky Sall, corre il serio rischio di essere imprigionato. Idrissa Gueyè non ha paura a ritornare al suo paese. Idrissa Gueyè, presidente dell’associazione senegalesi italiani della provincia di Asti – Asiap, è arrabbiato. Come lo sarebbe chiunque di noi se, scendendo al mattino, non trovasse più l’auto parcheggiata in strada. Come chiunque di noi, se avesse subito un furto. Se stesse continuando a subirlo. Da generazioni. Ed è una rabbia contagiosa che mi copre di vergogna, perchè i ladri sono qui in Europa. Accanto a me.
Che sta succedendo in Senegal?
“Boubacar Seye, presidente dell’Ong Horizon sans frontière è stato arrestato il 15 gennaio scorso, dopo che aveva chiesto dov’erano finiti i soldi che l’Unione Europea aveva stanziato per fermare il flusso migratorio senegalese. E si parla di centinaia di miliardi di euro. Il nostro attuale presidente Macky Sall non sopporta le domande scomode o gli oppositori politici. Già altri due erano stati incarcerati: Karim Wade e Kalifa Sall. L’unico che è rimasto è Ousmane Sonko, giovane leader del partito Pastef (voglia di fare). L’8 febbraio è stato accusato dello stupro di una ragazza il cui medico ha setenziato che non aveva avuto rapporti sessuali nelle precedenti 24 ore. Ora il parlamento senegalese, composto da una maggioranza favorevole al presidente Sall e da molti suoi parenti nel governo, ha votato per togliere l’immunità a Sonko, in maniera da porterlo mettere in galera e togliere di mezzo l’unico ancora in grado di impensierire questo regime che sta nascendo”
Una cricca al potere, guidata da un uomo che potrebbe trasformarsi nell’ennesimo dittatore africano. Ma perchè?
“Il Senegal è sempre stato un faro in Africa per la democrazia. Ora stiamo cadendo sempre di più verso un profondo baratro. La nostra ricchezza potrebbe essere la nostra fine: pochi anni fa nelle nostre terre sono stati scoperti giacimenti di gas e di petrolio. Oltre alle miniere di fosfati, zirconi, oro ed uranio, piuttosto che al legname pregiato come il palissandro. Siamo ricchi eppure, siamo poveri e dobbiamo emigrare per cercare lavoro. Vita. Fortuna. Quando torno in Senegal, una volta all’anno, vedo i grossi centri Auchan che stanno stritolando la nostra terra. Vedo l’Orange, multinazionale francese. Vedo la Total, francese, che offre buoni carburante ai nostri deputati. Solo Sonko li ha rifiutati, invitando tutti a rifornirsi dalla locale compagnia petrolifera Tubaual. Vedo ancora la valuta nazionale che rimane il Franc Cfa”
La moneta della vergogna nata nel dopoguerra: il franc des colonies françaises d’Afrique. Siglato Franc Cfa. Giusto?
“Giusto. Una moneta creata dai francesi per i paesi dell’Africa occidentale, per dire che l’epoca delle colonie non è finita. C’era un cambio fisso con il franco francese che ora è stato girato sull’euro, per cui qualsiasi pagamento verso l’estero deve passare da Parigi con commissioni che sfiorano il 50%. La centralizzazione delle riserve valutarie è presso la Banque de France e non alla Banque du Senegal piuttosto che alla Bce. Pensi che le riserve d’oro dei paesi africani sono tenute a Parigi e contabilizzate come francesi e la Banque de France può decidere, di fatto, la quantità di moneta da stmpare e messa a disposizione di ogni paese”
Gli stessi francesi che chiudono le frontiere?
“Proprio loro. Ma neppure i senegalesi vogliono emigrare. Noi vogliamo vivere nel nostro paese. Libero. Democratico. Che possa sfruttare le proprie risorse. Il due gennaio scorso è partita una raccolta fondi tra gli emigrati di tutto il mondo perchè non vogliamo avere finanziamenti o aiuti. E, questo fa paura all’attuale presidente ed ai suoi parenti o amici. Solo la scorsa settimana la gente è scesa in piazza per protestare nonostante i divieti, antidemocratici, di manifestare. Anche le donne sono scese in piazza per la prima volta ed è successo che quando hanno provato ad arrestarne una, le altre hanno detto hai soldati “arrestateci tutte, allora”
Tra chi dice che bisogna accogliere gli emigranti e chi dice che bisogna aiutarli a casa loro, c’e’ chi dice che basterebbe semplicemente smettere di rubare a casa loro. E’ d’accordo?
“E’ così. Ed è per questo che noi emigranti, il Pastef, Sonko lottiamo: per non veder nascere nel nostro paese l’ennesimo regime dittatoriale. Corrotto e al soldo delle multinazionali”
Paolo Viarengo
Il Senegal verso il baratro? Parla Idrissa Gueyè
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