Il ricordo di Luigi Ghia
Caro Luigi,
hai colto me e tutti coloro che ti conoscevano, di sorpresa. Sapevamo dell’incidente che due mesi fa aveva coinvolto te e Anna, la tua amatissima moglie e davvero compagna di cammino; sapevamo della grande sofferenza fisica e non soltanto che ti è costato questo avvenimento, ma conoscevamo anche la tua tenacia, la tua determinazione alla vita e alle azioni che le danno senso ed eravamo davvero speranzosi di rivederti presto, mentre andavi alla Gazzetta d’Asti, fare una sosta nel nostro ufficio ACLI di via Carducci 23 per quattro chiacchere mattutine.
In effetti, avevi ripreso a muoverti, ma ci hai voluto stupire e, se posso fare un’ipotesi, forse ti sei stupito un po’ anche tu, ritrovandoti così velocemente al di là del velo a vedere le cose da un’altra prospettiva. E ti dirò che mi dispiace davvero non poter ora parlare con te di tutto questo, sentire le tue opinioni e impressioni. Ti vedo sorridere, e sento la tua risata a proposito di queste mie affermazioni, perché era così, sorridevi sempre, anche tra mille prove.
Quando mi è stato comunicato che ci avevi lasciati, stavo ricordando, pensa un po’, il giorno in cui, due mesi fa, mi sono trovata ai piedi della Mer de Glace.
La notte aveva nevicato, il cielo era grigio e freddo, una coltre plumbea e uniforme. Ma d’un tratto, come spesso accade in montagna, ha cominciato a squarciarsi e a svelare l’imponente e assoluta bellezza del massiccio del Bianco, con tutte le sue cime così differenti per forma e carattere stagliate nel profondo azzurro. Una bellezza da togliere il fiato, mentre il sole inondava il ghiacciaio e abbagliava l’anima.
Dato il tuo amore per la montagna, non ho potuto non farci caso e solo dopo un paio di ore, hanno cominciato ad aprirsi le finestre del cuore, quelle che ti dicono che sì, quello che ti hanno comunicato è vero.
Allora ho ricordato i venticinque anni da che ci siamo conosciuti e, finestra per finestra, ho rivisto le tantissime fioriture che sono nate in questo lungo tempo, l’amicizia, innanzi tutto, e poi le collaborazioni: presentazioni di libri e gruppi di lettura al Centro Culturale cittadino San Secondo, ma soprattutto la tua fiducia nei miei confronti e nell’affidarmi articoli anche molto impegnativi per cui ancora mi rimane il dubbio che io, né sociologa, né tantomeno teologa, potessi esserne all’altezza.
Ecco, proprio questo mi pare uno dei grandi miracoli di questa tua esistenza terrena: quello di dare spazio a chi hai incontrato senza “chiedere le referenze”, ma sapendo leggere in filigrana nella psiche e nell’anima di ognuno: questo è tipico di tutte le persone veramente grandi che ho conosciuto, modeste, aperte, pronte a dare fiducia, senza tener conto dell’età , della provenienza, della differente opinione e cultura di chi si trovano di fronte; perché è quando si è sicuri di sé e delle proprie scelte esistenziali che si può aprire la porta agli altri. Sei stato così discreto e modesto che probabilmente, qui nella tua città , molti non si sono accorti di chi fossi e di quale patrimonio umano e culturale se ne sia con te andato.
Ma io faccio parte di chi ha avuto la fortuna di conoscerti e non posso che ringraziarti dei moltissimi doni portati dalla tua amicizia nella mia vita: la crescita di conoscenze, come l’apertura su nuove prospettive e la possibilità di approfondire argomenti su cui non mi sarei altrimenti soffermata.
Ora che mi trovo a rifletterci, non cesso di stupirmi di come tu e Anna, attraverso la rivista Famiglia Domani, siate riusciti a intessere e mantenere viva una così grande rete di relazioni tra persone spesso non così vicine nello spazio e con tante differenti vite dense di impegni e interessi.
Quello che avete creato con la vostra Redazione – delle cui riunioni, non scevre anche da discussioni animate, come deve essere, mi raccontavi con passione – e con gli innumerevoli collaboratori e collaboratrici, di cui mi hai chiesto di fare parte, è da un lato un tipo di comunitĂ novecentesca, con incontri in presenza, lavoro intenso, momenti di riflessione spirituale e conviviali che segnano come buone pietre miliari il tempo di chi li vive, ma anche una comunitĂ incredibilmente moderna, virtuale nella sua realtĂ non tanto per l’uso dei mezzi tecnologici, ma perchĂ© capace di “avere corpo”, di essere, attraverso la relazione sottile, ma evoluta, come seta di ragno che resiste nel vento. La forza di quella seta, non c’è dubbio, sta nella certezza di lavorare per costruire con umiltĂ qualcosa di necessario e utile e nella completa gratuitĂ con cui tale lavoro viene svolto.
Voi che, come direttori, questo lavoro avete sempre coordinato, sapete bene quanta sapienza, disciplina e pazienza siano necessari per raggiungere il risultato, ma è un risultato che porta Luce e Respiro, un risultato in cui parla davvero lo Spirito.
Di Pace, con necessaria ed essenziale presenza, Famiglia Domani aveva parlato e parla negli ultimi anni e l’ultimo lavoro che mi avevi affidato è proprio il Dossier presente nel primo numero del 2026, dal titolo “Donne di pace”.
Ne parleremo come ACLI in un incontro che si svolgerà il 23 aprile e parleremo anche di Costituzione e delle donne che l’hanno realizzata.
Te lo avevamo comunicato a inizio anno, in uno dei tuoi passaggi mattutini in ufficio e ne eri stato entusiasta.
Ma si sa, un disegno più alto ha disposto altrimenti circa la tua presenza fisica in questa data. Presenza fisica, perché sono certa che un’essenza di Te, sottile e lucente come quel filo di seta, sarà con noi.
Si diventa più leggeri, si ha differente scopo e visione quando Dio ci chiede di riprendere il viaggio. Dovremo cercarci un po’ di più, ma è certo che ci troveremo. Come il cielo in montagna, anche il cuore si apre d’improvviso e allora tutto è chiaro nel suo limpido splendore.
Daniela Grassi
Vicepresidente ACLI Asti e Piemonte