Ancora bloccato in Libia il convoglio di terra della Global Sumud Flotilla. Il racconto dell’astigiana Leonarda Alberizia
Sono ancora fermi in una zona neutra tra la Livia Ovest e la Libia Est i 300 volontari del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla bloccati da giorni alle porte di Sirte. Tra loro anche Leonarda Alberizia, un’insegnante di 67 anni di Albugnano, che ha deciso di prendere parte alla missione che ha ancora l’obiettivo di portare aiuti umanitari a Gaza.
Da quattro giorni siamo bloccati – ci ha raccontato Alberizia raggiunta tramite Whatsapp mercoledì -. Ci siamo accampati nella zona neutrale tra la Libia Ovest e la Libia Est. Siamo a 9 km da Sirte dove hanno dispiegato una notevole quantità di forze militari e la trattativa portata avanti con l’intermediazione della Mezza Luna Rossa è interrotta”.
Nonostante tutto il clima tra i partecipanti al convoglio è di grande solidarietà e determinazione. “Il convoglio è integro, stiamo bene. Martedì el tentativo di riaprire la trattativa abbiamo consegnato al valico una lettera con la nostra richiesta di una via di passaggio di garanzia, di passaggio sicuro insomma, fino a Gaza del convoglio, almeno degli aiuti umanitari, delle case mobili, delle ambulanze che stiamo trasportando”, ha aggiunto Alberizia.
Questa mattina abbiamo risentito la volontaria: “Siamo ancora fermi ma stiamo cercato di capire come far proseguire il convoglio umanitario”, ci ha scritto oggi, venerdì 22 maggio, alle 9.45. “L’interlocuzione con la Libia Est attraverso la mediazione della Mezzaluna Rossa è stata interrotta, non per nostra scelta”, ha aggiunto ricordando che la quarta convenzione di Ginevra stabilisce l’obbligo di lasciar passare convogli umanitari. “Domani partiamo verso Sirte – ha aggiunto -. Abbiamo bisogno dell’attenzione di tutto l’equipaggio di terra”. E anche del sostegno della comunità: “Il sostegno da casa, dalle piazze è fondamentale affinché la missione riesca”.
Perché di missione nel senso più vero, alto e concreto del termine, si sta parlando. Di volontari partiti per portare sostegno vero a una popolazione falcidiata, di persone che hanno messo a rischio la propria vita per il prossimo, di uomini e donne di ogni età , estrazione e professione, che hanno rischiato e, in alcuni casi, subito violenze, vessazioni e umiliazioni, come hanno dimostrato i filmati pubblicati dallo stesso ministro israeliano Ben Gvir e che hanno suscitato sdegno e reprimenda arrivate persino dal presidente Benjamin Netanyahu: “Abbiamo seguito il rapimento dellə nostrə compagnə sulla Flotilla e le torture subite dal governo israeliano”, è il commento che arriva dal convoglio fermo in Libia.
Ma lo spirito che ha mosso questi attivisti è rimasto alto:“Non riesco a non fare qualcosa per cercare di fermare questa tragedia. É il popolo che deve mobilitarsi a fronte della complicità dei governi – spiega la volontaria-. Il governo italiano continua a sostenere Israele anziché decidere un embargo totale. Purtroppo ho cominciano a occuparmi di più della Palestina dal 7 ottobre. Mi sono documentata e non ho più potuto smettere di pensare a cosa sta accadendo a Gaza, in Cisgiordania. Lo scorso anno, ad aprile, ho letto il manifesto della March To Gaza, mi ci sono riconosciuta, ho partecipato e sono entrata nel movimento globale che da allora ha cominciato a formarsi, il Global Movement To Gaza adesso Global Sumud Flotilla”.