Callianetto, risolta la questione dell’insediamento di via Lasca
Si è risolta la complessa vicenda sociale, urbanistica e sanitaria che per quasi un anno ha agitato l’intera comunità di Castell’Alfero. L’insediamento di via Lasca nella frazione di Callianetto ha finalmente raggiunto il punto di svolta. Le famiglie nomadi hanno infatti già abbandonato definitivamente l’area, ma la fine dell’occupazione ha lasciato dietro di sé un’eredità pesante: il campo è attualmente vuoto, ma si presenta completamente sommerso da cumuli di immondizia e residui di ogni genere, trasformandosi in una ferita aperta per il decoro e l’igiene della zona.
Il definitivo superamento dell’emergenza non è arrivato attraverso la forza di uno sgombero coatto, bensì grazie a una serrata mediazione istituzionale che ha visto la sua conclusione formale e la firma dell’accordo.
La questione era esplosa a seguito dell’acquisto privato del terreno agricolo da parte dei nuclei familiari (composti da circa 14 persone di etnia rom, tra cui otto minori) nel corso del 2024 per una cifra di 6.000 euro. Quello che sembrava un legittimo diritto di proprietà si era però scontrato, nel giugno 2025, con l’effettiva trasformazione dell’area in un campeggio residenziale non autorizzato, incompatibile con i vincoli che gravano sul fondo.
Il sindaco di Castell’Alfero Giancarlo Fasano era intervenuto tempestivamente emettendo un’ordinanza di sgombero immediato fondata su precisi pilastri normativi: abusivismo edilizio (per la palese intenzione di erigere baracche precarie), violazione dei vincoli paesaggistici e, soprattutto, un’imminente emergenza igienico-sanitaria legata alla pericolosa vicinanza dell’insediamento al depuratore comunale, in totale carenza di servizi essenziali e gestione dei rifiuti.
La reazione della frazione non si era fatta attendere. Il comitato spontaneo “Castell’Alfero&Callianetto – Valorizzazione e cura del territorio” si era costituito raccogliendo in breve tempo 308 firme per chiedere fermezza e trasparenza alle istituzioni.
Parallelamente alle proteste, il tavolo permanente istituito in Prefettura di Asti ha svolto un ruolo cruciale di raffreddamento sociale. Il prefetto Claudio Ventrice, affiancato dalla dirigente Barbara Buffa e dal capo di gabinetto Giuseppe Recupero, ha chiarito fin da subito i confini della legalità: essendo le famiglie legittime proprietarie del fondo, non vi erano i presupposti giuridici per uno sgombero forzato. Le autorità hanno inoltre smentito categoricamente i timori legati alla sicurezza, evidenziando come i dati ufficiali delle forze dell’ordine non abbiano registrato alcun incremento di furti nella zona dall’arrivo dei nuclei.
L’annuncio ufficiale sulla sorte del terreno è arrivato direttamente dal sindaco Giancarlo Fasano: “Si sono chiuse le trattative bonarie per l’acquisto del terreno da parte del Comune con un contributo riconosciuto dalla popolazione di 7.000 euro e un costo del terreno di 6.000”. L’operazione si è conclusa in questi giorni.
La particolarità dell’operazione risiede proprio nella sinergia economica: il Comune rileverà la proprietà del fondo al suo valore di mercato originario (6.000 euro), mentre la comunità locale, tramite il contributo di 7.000 euro, sosterrà l’indennizzo bonario per favorire la transizione abitativa ed evitare il prolungarsi del contenzioso.
Se il successo politico e sociale della mediazione è innegabile, per Callianetto si apre adesso il “capitolo due” della vicenda. L’allontanamento delle roulotte ha rivelato lo stato di profondo degrado in cui è stato lasciato il fondo agricolo, ora ingombro di rifiuti che accumulano rischi sanitari a pochi passi dal depuratore. Non appena verrà siglato l’atto d’acquisto formale, la priorità assoluta per l’amministrazione comunale e per i residenti diventerà la bonifica immediata del sito, per ridare finalmente “cura e valorizzazione” a un terreno pesantemente violato. A giorni, in seguito agli accordi intercorsi tra sindaco e prefettura, interverrà l’Asp.
Giuseppe Elettrico