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I Modena City Ramblers sul palco a Piea per Monferrato on Stage
APPUNTAMENTI
Stella Palermitani 
25 Luglio 2026

I Modena City Ramblers sul palco a Piea per Monferrato on Stage

Domani al Campo del Tamburello di Piea si concluderà l’11a edizione del festival musicale itinerante ed enogastronomico “Monferrato On Stage”, con uno speciale appuntamento realizzato in occasione della 4a edizione del festival di musica rock e metal ”Kaptura – The woodland experience”. Sul palco di Piea saliranno i Modena City Ramblers, gruppo combat folk fondato nel 1991, per un grande concerto, tappa astigiana del loro tour estivo. Il gruppo, formato da Davide “Dudu” Morandi (voce), Massimo Ghiacci (basso e cori), Franco D’Aniello (flauti, sax e cori), Francesco “Fry” Moneti (violino, chitarre e cori), Leo Sgavetti (fisarmonica, tastiere e cori), Enrico Torreggiani (batteria) e Riccardo Sgavetti (chitarre), autodefiniscono il loro genere musicale “combat folk”, nati come gruppo folk irlandese, hanno saputo unire altri generi, quali il rock e il punk, alternado l’energia delle feste popolari a brani che raccontano Resistenza, migrazioni, diritti civili e storie di uomini e donne comuni. Il concerto, in programma alle 22, è a ingresso gratuito. Per l’occasione, abbiamo intervistato Massimo Ghiacci, componente del gruppo dal ‘92, che ci ha raccontato dettagli sul concerto di domani e sulla loro storia.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla scaletta di domani? Quali brani porterete sul palco? 

“Abbiamo una scaletta che ripercorre la nostra storia musicale, con un occhio di riguardo per il nostro secondo album “La grande famiglia”, che quest’anno ha compiuto 30 anni, portato per la prima volta dal vivo proprio nel ‘96. In questa scaletta guardiamo al nostro passato, ma anche al nostro presente, con brani più recenti, anche dell’ultimo album “Altomare” e dell’EP “Racconti Resistenti”. Tutta la nostra parabola musicale insomma, insieme anche ai nuovi successi.”

In occasione dell’80° anniversario della Liberazione avete pubblicato l’EP di 4 brani “Appunti Resistenti”, a cui ha fatto seguito un tour dedicato alla Resistenza, e avete scritto un libro, dal titolo ”Nati per la libertà. Racconti resistenti”, un viaggio narrativo nella memoria della Resistenza. 

“É stato un grande percorso di musica resistente, in cui nella nostra scaletta di allora i brani erano legati proprio al tema della lotta di Liberazione. Erano la parte principale delle nostre esibizioni, nella nostra identità. Da sempre c’è questo elemento legato a un impegno verso una memoria storica, legata alla storia d’Italia, quindi alla lotta di Liberazione, che non può però essere completamente esaustiva di tutto il nostro percorso musicale legato alla memoria. Ci sono anche altri periodi che avevamo toccato in dei brani, peraltro non sempre nostri, penso a “Contessa”. Il tema della resistenza e della lotta partigiana è però sicuramente un cardine della nostra identità e del nostro percorso musicale. É stata una bellissima esperienza, anche quella del libro. Un libro che ci rappresenta anche per quello che siamo: dei musicisti che hanno delle cose da dire e che pensano che si possa fare politica anche attraverso le canzoni. “Fare politica” nel senso di avere il coraggio di confrontarsi con i temi che hanno un valore politico.”

I vostri brani raccontano da sempre storie di resistenza, memoria e diritti. In un periodo storico così complesso e frammentato, qual è il messaggio che sentite più urgente far risuonare dal palco?

“Per noi è un atto liberatorio e di grande gioia suonare e confrontarsi anche con tematiche importanti. Mai come ora, in questo periodo storico occorre fare cantare la cultura dell’incontro, della condivisione, del confronto. Una cultura in cui non si mira a fare la guerra, ma si mira a cercare un equilibrio e accogliere in questo equilibrio anche l’altro da sé, che sia lo straniero, che sia un’idea che arriva da una cultura completamente diversa, trovando risposte, non sempre semplici, che non implichino il conflitto.”

Temi che si ritrovano già nell’album “La grande famiglia”…

“In quel disco ci sono già canzoni assolutamente fondamentali nel costruire e nell’avere costruito la nostra identità. C’è “Al Dievel”, una canzone dedicata a un partigiano, c’è “La banda del sogno interrotto”, che si lega a chi in quegli anni restava col capo dritto dinanzi alla mafia. Ci sono tante altre canzoni, prima fra tutte “Grande famiglia”, che guarda a quella comunità ideale di persone con cui ci si ritrova negli orizzonti e nella condivisione di un modo di vivere e di pensare alla vita e alla politica, che ancora tutt’oggi per noi restano immutati.”

Il vostro tour estivo per i palchi d’Italia continuerà fino a settembre, dopo di chè avete già progetti futuri in vista? 

“Non c’è nulla di ancora pianificato. Per noi ha più senso pubblicare ogni tanto qualche canzone rispetto a giocare l’intero disco ogni anno, quindi per questo ce la prendiamo con calma.  Abbiamo sempre delle canzoni nel cassetto, ma non necessariamente le facciamo uscire nell’immediato. Abbiamo qualche cosa, qualche idea anche molto interessante, anche con collaborazioni di prestigio, ma non sappiamo ancora se si realizzeranno.”

Dana Proto

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MODENA CITY RAMBLERS MONFERRATO ON STAGE PIEA
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