Meditando la Parola: Perdonare
Il commento al Vangelo di domenica 13 settembre (Mt 18,21-35) a cura di Amanda Cordaro
Pietro chiede a Gesù quante volte debba perdonare il fratello: sette volte gli sembra già generoso. Gesù ribalta la domanda: “non sette, ma settanta volte sette”, cioè senza tenere il conto. Racconta poi di un servo a cui viene condonato un debito impossibile da restituire, che subito dopo si rifiuta di perdonare a un altro una cifra ridicola in confronto. Il contrasto è quasi comico, ed è proprio questo squilibrio a colpire: chi ha ricevuto tutto non riesce a dare quasi nulla.
Il perdono di Dio non è qualcosa da meritare, è già stato dato: lo abbiamo ricevuto gratuitamente, come il servo si vede condonare un debito che non avrebbe mai potuto restituire da solo. Proprio per questo, trattenere il rancore verso chi ci ha fatto un torto molto più piccolo diventa una contraddizione, significa accogliere per sé una misericordia immensa e poi rifiutarsi di farla circolare.
Il rancore, però, non pesa solo su chi lo riceve: pesa soprattutto su chi lo porta dentro. Ogni torto non perdonato diventa un peso che si accumula, avvelena lo sguardo sull’altro e finisce per rovinare proprio le relazioni che vorremmo custodire.
Perdonare, allora, non è un gesto che facciamo solo per l’altro, ma una scelta che libera prima di tutto noi stessi, permettendoci di vivere le relazioni senza il peso costante di conti mai chiusi.
Vivere sereni significa proprio questo: lasciare che la misericordia ricevuta diventi la misura con cui guardiamo chi ci sta accanto, ogni giorno.