Niente paura. E’ questo, in sintesi, il messaggio lanciato a chiare lettere dall’Arpa Piemonte in merito ai normali livelli di radioattività rilevati dalle 29 stazioni di monitoraggio sparse sul territorio regionale.
Dopo la fuoruscita di materiale radioattivo dalla centrale di Fukushima (Giappone) a seguito del catastrofico terremoto e successivo tsunami che ha devastato le coste nipponiche due settimane fa, in molti hanno temuto che il rischio di contaminazione potesse estendersi anche in Europa.
In realtà, mercoledì mattina, la nube radioattiva ha sorvolato i cieli italiani ma le radiazioni arrivate nel nostro Paese, assicura il responsabile del Servizio Misure Radiometriche del Dipartimento Nucleare dell’Ispra, Giancarlo Torri, non dovrebbero comportare rischi per la popolazione.
L’Agenzia di Sicurezza Nucleare francese e l’Ispra sostengono infatti che la dose attesa dovrebbe essere tra 1000 e 10.000 volte inferiore a quella che giunse dopo il disastro di Chernobyl, occorso il 26 aprile 1986.
L’Occidente continua a guardare con sospetto alle rassicurazioni fornite dal governo giapponese e i dati diramati dalla Tepco, la società che gestisce l’impianto di Fukushima, oggetto di numerose omissioni e scandali nel recente passato.
Il Governo italiano prende tempo e nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri ha stabilito una moratoria di 12 mesi sul nucleare, una pausa di riflessione in attesa di comprendere meglio le proporzioni del disastro nel Sol Levante.
Anche a livello provinciale si levano sempre più forti le voci del dissenso ed Enrico Cavallero, presentatosi alle ultime elezioni regionali nella lista dei Moderati per Bresso, focalizza l’attenzione sui rischi che comporterebbe il ritorno al nucleare nella nostra regione.
“L’Italia che il 12 giugno prossimo sarà chiamata ad esprimersi su questo argomento – comunica in una nota Cavallero – dovrà necessariamente rivedere tutte le opinioni espresse fino ad ora sul problema della sicurezza”.
Senza dimenticare le problematiche relative al ricovero e al successivo smaltimento delle scorie radioattive: “La contaminazione delle falde acquifere del Monferrato è purtroppo storia recente”, precisa Cavallero, con esplicito riferimento alle tracce di materiale radioattivo rinvenute dai tecnici nei mesi scorsi e probabilmente imputabili alla piscina “Avogadro” del sito di Saluggia, sita a circa un chilometro e mezzo dal più grande acquedotto del Piemonte.
Il sito custodisce nelle sue 3000 tonnellate di acqua materiale nucleare radioattivo e filtra ancora oggi acqua contaminata, sebbene in più di una circostanza la Sogin, gestrice dell’impianto, abbia chiarito che le fuoriuscite dalla vasca di decantazione verrebbero raccolte da un’intercapedine e successivamente rimesse nella vasca centrale.
La nostra regione ospita il maggior quantitativo di scorie nucleari (l’85% del totale) e questo accumulo è in larga parte dovuto alla dismissione della centrale nucleare di Trino Vercellese.
Fabio Ruffinengo
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