Chi si aggiudicherà quest’anno il Premio Letterario Asti d’Appello?
Sarà Paolo Rumiz, autore de “La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna” (Feltrinelli) o Nicoletta Vallorani, con “Lapponi e criceti” (Edizioni Ambiente), Donatella Di Pietrantonio, “Mia madre è un fiume” (Elliot) o Maria Pia Ammirati, “Se tu fossi qui” (Cairo)?
Forse Gianfranco Calligarich, “Privati abissi” (Fazi), o Lia Tosi, “Il signor Inane” (Mauro Pagliai), o ancora Ernesto Ferrero, “Disegnare il vento” (Einaudi), Federica Manzon, “Di fama e di sventura” (Mondadori), Bruno Arpaia, “L’energia del vuoto” (Guanda)?
Il verdetto arriverà domenica 13 novembre, a Teatro Alfieri, dove davanti al pubblico e agli autori si riunirà la giuria “togata”: Paolo Borgna (magistrato della Procura di Torino), Carlo Federico Grosso (avvocato penalista e docente universitario, già vicepresidente del CSM), Mario Barbuto (presidente della Corte d’Appello a Torino), Carlo Nordio (magistrato della Procura di Venezia), Luciano Violante (docente universitario, già magistrato, deputato e presidente della Commissione Antimafia), Giorgio Vìtari (Procuratore della Repubblica di Asti). Le proprie preferenze di avvocati e magistrati andranno sommate a quelle già consegnate al notaio lo scorso fine settimana dalla giuria popolare e dalla giuria giovane. E stavolta il giudizio sarà inappellabile.
La formula del premio si ispira all’omonimo premio letterario ideato alla metà degli anni 60 dal direttore dell’Ente Provinciale del Turismo di Asti, Francesco Argiró: una giuria di scrittori (di cui facevano parte tra gli altri Franco Antonicelli e Alberto Bevilacqua), presieduta da Leonida Répaci, assegnò per alcuni anni un premio di due milioni di lire all’opera di narrativa giudicata la più valida tra quelle già candidate con probabilità di successo ai diversi premi letterari e non premiata nella scelta finale. Vincitore dell’ultima edizione (correva l’anno 1968) fu Italo Calvino con Le Cosmicomiche. Il premio, travolto dalle contestazioni del ’68, fu sospeso dopo l’edizione di quell’anno. Ma in città aveva lasciato un segno profondo in alcuni giovani lettori di allora, divenuti col tempo professionisti affermati senza dimenticare l’amore per la lettura. La suggestione a riprendere l’iniziativa si deve soprattutto a uno di essi, Paolo Conte, che da tempo ha abbandonato la toga di avvocato per il pianoforte dello chansonnier.
Rispetto alla formula originale c’è una sostanziale novità: per sottolineare in modo autorevole e ironico l’analogia del premio con un iter processuale la giuria tecnica non è composta da critici, ma da uomini di legge.
Che provenga dai finalisti del Premio Bagutta, del Premio Rapallo, del Viareggio-Repaci, del Campiello o dello Strega, il vincitore di Asti d’Appello intascherà i 10mila euro netti messi in palio dal Comitato direttivo dell’associazione. Proprio a questo proposito, due importanti modifiche sono state apportate al regolamento rispetto alle edizioni 2010 e 2009: “Se il vincitore risultasse anche essersi classificato primo in un altro dei premi letterari prescelti, l’importo sarà dimezzato e la differenza attribuita al secondo classificato” (cfr. il caso Pennacchi dell’anno passato) e “In caso di ex aequo spetta alla giuria tecnica provvedere a identificare un solo vincitore” (cfr. l’ex aequo tra Elena Loewenthal e Dunja Badnjevic due anni fa). Una delle icone più gustose della città di Asti, il Barolo Chinato Cocchi, sarà offerto in dono agli scrittori finalisti e ai giurati.
L’appuntamento, organizzato dalla Biblioteca Astense e condotto da Massimo Cotto, inizierà alle 17,15: l’entrata è libera previo ritiro dei biglietti al Teatro Alfieri. Ospite d’onore sarà Ferdinando Camon, e uno tra i più grandi pianisti al mondo, l’iraniano Ramin Bahrami, chiuderà con un concerto la serata.
Marianna Natale
cultura
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