Gli anticaccia hanno presentato ricorso al Tar contro il nuovo Calendario Venatorio approvato dalla Giunta Regionale e vogliono bloccare l’attività venatoria. Il Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) è convocato per oggi 9 ottobre e ha all’ordine dei lavori l’esame del ricorso. I rischi per l’annata venatoria rimangono alti. Come Arci Caccia, assieme ad Enalcaccia e Italcaccia, abbiamo già dato l’incarico all’avvocato Paolo Scaparone di resistere in giudizio contro i ricorrenti. Abbiamo cercato di coinvolgere tutto il mondo venatorio in questa azione di difesa di tutti i cacciatori e per fare sì che venga garantito con continuità l’esercizio venatorio appena iniziato, ma purtroppo sia la Federcaccia che Libera Caccia e Anuu non hanno fino ad ora accettato di condividere questa nostra iniziativa. A fronte del ripetersi degli attacchi al Calendario Venatorio Regionale, appare incomprensibile il fatto di non agire prontamente per tutelare l’attività venatoria in Piemonte. Riteniamo l’atteggiamento delle suddette associazioni un errore molto grave e le reazioni sconclusionate di Federcaccia, Libera Caccia e Anuu sono solo la foglia di fico di chi ha sempre condiviso l’azione dell’Assessore Sacchetto, che è il vero responsabile della situazione attuale. Colleghi di queste associazioni, siate autonomi dal potere e difendete veramente il mondo venatorio. Come Arci Caccia Regionale, assieme ad Enalcaccia e Italcaccia, abbiamo ritenuto giusto e doveroso assumerci la responsabilità della difesa di tutti i cacciatori piemontesi, al di là dell’appartenenza associativa. I continui pasticci e gli errori compiuti dalla Giunta Regionale già l’anno scorso, ripetutisi quest’anno, determinano un’incertezza nello svolgimento della caccia in Piemonte e impongono che l’Ente di governo regionale affronti il problema della gestione del patrimonio faunistico e del prelievo venatorio con competenza e serietà, a partire dalla nuova legge, oggi incagliata in Consiglio Regionale. RECUPERO DEI SOLDI VERSATI DAI CACCIATORI Nella malaugurata ipotesi che il Tar accetti in toto o in parte il ricorso degli anticaccia, impedendo di svolgere l’attività venatoria, l’Arci Caccia è pronta a fare un’azione collettiva per il recupero delle somme versate dai cacciatori, che ammontano in media a circa 500 euro a testa tra tasse nazionali, regionali, Atc e assicurazioni. Abbiamo pagato perché la Regione ci aveva garantito che avremmo potuto andare a caccia. Se questo non fosse possibile, si produrrebbe un danno economico grave per i cacciatori, e quindi vi è la possibilità di un’azione per il recupero delle risorse versate alla Regione e agli Atc. Anche gli Atc dovrebbero opporsi agli anticaccia. Vedremo cosa accadrà oggi mercoledì 9 ottobre, ma noi siamo pronti per agire al fine di recuperare le somme versate dai cacciatori. FAUNA – AGRICOLTURA – CACCIA La fauna è un bene collettivo che va gestito con competenza ed equilibrio. Oggi si sono prodotti profondi squilibri fra le varie specie di animali, che vanno ristabiliti con interventi mirati. Le specie in forte aumento, come cinghiali, caprioli e corvidi, vanno contenute, perché il loro impatto sull’ambiente e le produzioni agricole è molto grave e non più sopportabile. A seconda delle zone, oltre il 50% dei danni alle produzioni agricole è provocato dai cinghiali, il 30-40% dai caprioli, un 10-15% dai corvidi. Queste specie sono troppo numerose e la loro riduzione è indispensabile. I metodi sperimentati sono stati diversi, ma è ormai assodato che quello del prelievo venatorio è il più efficace. Per salvaguardare le produzioni agricole la caccia è utile ed indispensabile; è una necessità. Da qui discende il bisogno di una collaborazione ed un’alleanza stretta tra mondo agricolo e venatorio. Le chiacchiere degli animalisti non salvaguardano il reddito degli agricoltori.
L’Arci Caccia Piemonte: “Vogliamo salvare l’annata venatoria”
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