“Caro primo cittadino, giovedì, in Municipio, quando siamo venuti da te così numerosi, non pensavamo di dare l’assalto al palazzo d’inverno e farti prigioniero. Più semplicemente, volevamo significarti il senso e le ragioni della nostra presenza li, senza scomodare più di tanto il nostro e il tuo immaginario. Poco prima, con l’evidente intenzione di farci vedere e di far udire la nostra parola, ci siamo autoconvocati in piazza, esercitando il diritto di manifestare pubblicamente il nostro dissenso e la nostra rabbia per ciò che in quel preciso momento stava accadendo nei palazzi romani del potere. Cosa mai stava accadendo? Stavano approvando un testo, per una legge o progetto di legge, in cui le azioni del movimento per il diritto alla casa venivano descritte come azioni criminali. Più precisamente si annunciava il divieto di concedere la residenza e l’allacciamento di gas, luce e acqua alle famiglie che avessero o si preparassero ad occupare edifici vuoti e abbandonati. Non ti sembrava il caso di rompere gli indugi e di turbare per un quarto d’ora il tempo del primo cittadino? Tu hai volutamente ignorato tutto questo e, urlando come uno zar indispettito, ci hai imposto un appuntamento (lunedì alle 17), come se fossimo una delle tante persone che vengono nel tuo ufficio per proporti i loro più o meno nobili interessi personali. La nostra sollecitazione muoveva, come sapevi benissimo, da ben altri interessi. Sono quelli di centinaia di persone e famiglie che in questa città sono escluse, per la precarietà dei loro redditi, dal mercato, libero o meno libero, delle locazioni. C’erano loro in Municipio, per chiederti di dissociarti dai famelici speculatori neoliberisti redattori del testo in questione. Ne riparleremo presto. Intanto, approfittando della attenzione che una lettera impone, vogliamo suggerirti una riflessione. La democrazia è come una opera d’arte; al di là delle forme che assume, c’è o non c’è. Se non c’è, o è ormai estenuata come molti affermano, non può essere sostituita dai riti della rappresentanza. Appuntamenti con le istituzioni, cortei che attraversano la città, confronti e dialoghi, se cancellano il fatto incontrovertibile di una sovranità popolare ceduta o sequestrata da poteri senza alcuna legittimazione democratica, sono tutti comportamenti senza anima, programmati e sotto controllo ma sostanzialmente inefficaci. Ne sanno qualcosa gli operai di tante fabbriche già chiuse o in via di chiusura. Detto brutalmente: i padroni fanno quello che vogliono. Bisogna dunque reinventarla questa democrazia e bisogna farlo affermando concretamente i diritti di tutte le persone espropriate dalla moderna possidenza: le banche, i mercati, le multinazionali, la commissione europea, il fmi, tutti i protagonisti negativi delle politiche dell’austerità. Come ben sai, noi ci stiamo provando”. Carlo Sottile, per i sodali del Coordinamento Asti-Est e del collettivo Ex Mutua, per le famiglie occupanti e quelle sotto sfratto
Sottile scrive al sindaco Brignolo: “La democrazia è come una opera d’arte”
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