Sarà una mostra-dossier, quella visitabile a Palazzo Mazzetti a partire dal 12 aprile, allestita tra il salone d’onore del piano nobile e nelle sale dell’ala orientale del piano terreno, in cui si presenterà una notevole selezione di dipinti, incisioni e tessuti particolarmente significativi per qualità artistica e rilevanza storica, individuati nel corso della ricerca condotta dal gruppo di studio dell’Università degli Studi di Torino sull’attuale territorio della provincia di Asti e restaurate con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio. “Il territorio della provincia di Asti nella sua attuale configurazione presenta una complessa stratificazione di poteri politici e amministrativi che vanno a intrecciarsi con una realtà figurativa non omogenea e, per l’età moderna e per il Seicento in particolare, ancora da sondare – spiegano gli organizzatori -. La lettura di questa complessa geografia artistica e amministrativa costituisce uno dei punti di approfondimento della mostra e del catalogo: partendo dall’attuale cartina della provincia sarà evidenziato l’intreccio delle diocesi e dei poteri politici, per arrivare a focalizzare l’attenzione in maniera più minuta sulla città di Asti, attraverso la veduta seicentesca fornita dal Theatrum Sabaudiae (1682), che ritrae un tessuto urbano costellato di chiese e conventi, profondamente modificato dal passare del tempo. Un attento apparato didattico permetterà di visualizzare, proprio sulla base della carta di Asti del 1682, l’incredibile ricchezza di edifici religiosi in gran parte oggi non più esistenti a causa di vicende storiche complesse raccontate in mostra e in catalogo”. Nel salone d’onore al piano nobile saranno esposti dipinti che illustreranno la ricchezza della cultura figurativa astigiana nel XVII secolo, tra artisti “locali” e provenienze extraregionali strettamente connesse a particolari figure di committenti. Si potranno ammirare dipinti completamente sconosciuti agli studi e di grande rilievo per la storia artistica della nostra regione: prima tra tutte l’imponente pala raffigurante la Madonna del Rosario, un tempo collocata nella perduta chiesa dei Domenicani della Maddalena (attualmente in San Paolo), un dipinto cruciale per la storia della penetrazione della cultura artistica fiamminga in Italia settentrionale verso la fine del Cinquecento. Verosimilmente il prototipo dal quale discenderanno per gemmazione numerose derivazioni disperse in molte zone dell’Astigiano e dell’Alessandrino. Proveniente da Roma è invece la Beata Vergine d’Oropa con i santi Elena ed Eusebio e il ritratto di Giacomo Goria, vescovo di Vercelli ma nativo di Villafranca, opera spettacolare dipinta dal lucchese Pietro Paolini intorno al 1650. Nella sala dei Lombardi i visitatori, dopo l‘incontro con una pala di Camillo Procaccini raffigurante il Battesimo di Cristo già nel Duomo di Asti, vedranno per la prima volta la tela con San Secondo a cavallo proveniente da Villanova – uno stupendo inedito per l’iconografia del santo patrono della città, mentre per la sezione dedicata ai pittori genovesi, ritorneranno a Palazzo Mazzetti le spettacolari tele di Giovanni Battista Carlone di Incisa Scapaccino, restaurate con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti nel 2000. Il catalogo della mostra, curato da Maria Beatrice Failla, Alessandro Morandotti, Andrea Rocco e Gelsomina Spione, è edito dalla Sagep. Orari: da martedì a domenica, 10.30 – 19.30 (ultimo ingresso 18.30); giorni festivi sempre aperto; lunedì chiuso (ad eccezione del 21 aprile e del 6 giugno) Biglietti 5 euro interi, 3 euro ridotti. Gratuito minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti per classe, disabili con accompagnatore, guide turistiche, giornalisti con tesserino. Libero accesso per i possessori di Abbonamenti Torino Musei, Torino + Piemonte Card, Torino + Piemonte Card Junior.
Inaugurazione a Palazzo Mazzetti della mostra “Asti nel Seicento”
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