E’ presto per qualunque valutazione. E’ questo i messaggio velato lanciato dagli inquirenti che indagano sulla morte di Elena Ceste, scomparsa dalla sua casa di Motta di Costigliole il 24 gennaio e il cui corpo è stato trovato in avanzato stato di decomposizione sabato mattina, nel rio Mersa, nella piana fatta di campi coltivati e sterpaglie, in frazione Chiappa, proprio sotto la villetta dove Elena viveva con il marito Michele e i quattro figli. Dalle finestre della casa si vede proprio la zona del macabro ritrovamento, a pochi passi dai binari dismessi della ferrovia Asti-Alba, a pochi passi dalla strada vecchia di Motta, a pochi passi da abitazioni e vivai. A pochi passi dalla vita che da quel 24 gennaio è continuata a scorrere nonostante tutto. Dopo cinque giorni di serrati accertamenti i carabinieri del comando provinciale e la Procura (le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Laura Deodato) hanno dato una certezza ai sospetti che fin dall’inizio aleggiavano su quei resti coperti di fango. “Il dna della signora Elena Ceste è compatibile con quello del cadavere ritrovato il 18 ottobre ad Isola d’Asti, in località Chiappa”. La nota degli inquirenti lascia ben poco spazio all’immaginazione. Elena era lì, forse da sempre, a meno di un chilometro da casa. Ma come ci è arrivata lì? Da quanto tempo il suo corpo giaceva nelle acque basse e calme del rio? La sua è stata una morte violenta? Domande a cui soltanto il prosieguo delle indagini potrà dare risposta. Misteri che solo gli accertamenti dell’anatomopatolgo potranno svelare. Intanto gli investigatori mantengono il più stretto riserbo. Pare comunque che al momento che non ci sia nessuno iscritto nel registro degli indagati. Una condizione che sembra essere destinata a cambiare, presto o tardi. Stella Palermitani
Morte di Elena Ceste: sarà l’autopsia a chiarirne le cause
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